I PROFUMI, GLI ODORI E IL SESSO (7/8/08)
Un odore viene fisiologicamente avvertito quando un certo numero di molecole volatili che ne sono responsabili raggiunge la mucosa localizzata alla sommità delle fosse nasali e interagisce con recettori olfattivi (2 milioni per cm quadrato, espressi da geni che costituiscono il 3% del genoma) presenti su specifiche cellule. Negli animali le molecole odorose, chiamate “ferormoni,” sono in grado di produrre variazioni comportamentali o fisiologiche utili alla natalità e alla sopravvivenza di individui della stessa specie. Ferormoni provenienti da animali di specie diversa, al contrario, fungono da campanello d’allarme e tornano utili per la difesa. Altra funzione dei ferormoni riguarda specificamente la sessualità: di regola, quelli prodotti dalle femmine nella fase dell’estro scatenano in molte specie l’eccitazione sessuale del maschio e favoriscono così l’accoppiamento. In altre specie, come nei suini, sono i ferormoni del maschio che inducono la femmina ad assumere posizioni che facilitano la penetrazione. L’importanza di questi messaggi olfattivi è alquanto variabile e sembra inversamente proporzionale al livello evolutivo: da molto bassa nel babbuino a straordinaria negli insetti, come ad esempio nelle api e nella farfalla notturna, nella quale i maschi sono in grado di intercettare anche una sola molecola di ferormone lasciata quale scia olfattiva da femmine distanti più di 2 km. Tenuto conto delle dimensioni della farfalla, Piero Angela ha calcolato che “è come se un uomo riuscisse a percepire l’odore di una donna a quasi 200 km di distanza.” E invece nell’uomo il senso dell’olfatto ha perso molta della sua importanza ed è controversa l’esistenza stessa dei ferormoni che sarebbero prodotti da specifiche ghiandole situate in area genitale, ascellare, pericapezzolare e nel cuoio capelluto. E’ possibile che la donna nei giorni fertili non produca ferormoni o che l’uomo abbia perso la capacità di percepirli o entrambe le cose. Non vanno tuttavia trascurati due altri importanti aspetti. Il primo, migliorate condizioni igieniche a parte, è l’ampia diffusione di profumi e deodoranti, che maschererebbero gli eventuali evanescenti messaggi ferormonali umani. Il secondo è che la sessualità nell’uomo è contrassegnata da una spiccata componente psichica olfatto-indipendente. E’ inoltre possibile che nel corso dell’evoluzione, le aree cerebrali che decodificano il messaggio olfattivo “sex-oriented” si siano ridotte a vantaggio di altre regioni finalizzate principalmente all’intelligenza e allo spirito creativo. Per qualcuno, il diminuito ruolo di eventuali ferormoni sarebbe comunque compensato nell’uomo da altri “stratagemmi pro-accoppiamento”, in primis dall’innamoramento (presagio di rapporto di una certa durata). Al di la delle evidenze scientifiche, l’ipotesi di un redditizio sfruttamento commerciale ha spinto la farmaceutica più disinvolta a produrre ferormoni atti ad…inebriare l’altro sesso. Si sono studiate ad esempio le “vomeroferine”, mix ferormonale che dovrebbe agire su un organo olfattivo secondario (non provato nell’uomo) o un ferormone dall’allusivo nome di “copulin”, che sarebbe presente nella secrezione vaginale ma che, sperimentato nei maschi, ha sortito effetti afrodisiaci insignificanti. Non è escluso, tuttavia, che alcuni individui posseggano recettori più “animaleschi” e siano pertanto particolarmente sensibili agli eventuali ferormoni umani. A sostegno di questa possibilità molte testimonianze tra cui quella del poeta Verlaine, che scrive all’amata: “Lascia che la mia testa erri e si perda / nell’avventura un po’ selvaggia, alla ricerca / di ombre e di odori e di un’occupazione affascinante / verso i sapori della tua gloria segreta” (sic!). Altra testimonianza celebre è la più prosaica ed esplicita raccomandazione di Napoleone alla moglie Josephine: “Sto tornando a casa…non lavarti!”. Erotomane di un Bonaparte!
Titolo originale. Odori e sessualita’