MEDICINA E TRENI: UN’ANALOGIA (20/8/08)
Il titolo di questa rubrica, “Medicina e dintorni”, mi consente di parlare anche dei dintorni, in questo caso di treni. Non perché ci sia un rapporto diretto tra treni e medicina, ma perché alcuni comportamenti umani nei due ambiti sembrano a volte molto simili. Un primo esempio, gia ricordato, riguarda il collega Dr. Eugenio Neri il quale mesi fa ha denunciato ai responsabili di un policlinico di Siena che i tubi predisposti ad erogare ossigeno buttavano invece azoto con possibili effetti letali. Proposto per un pubblico encomio per il suo allarme salvavita? Nemmeno per sogno: licenziato e minacciato (viene persino manomessa la moto parcheggiata). Il secondo esempio riguarda i due Eurostar, fortunatamente senza passeggeri, “spezzatisi” durante una manovra di entrata-uscita al deposito di Milano. Un macchinista, Dante De Angelis, commenta l’accaduto collegando l’incidente con la scarsa manutenzione e l’insufficienza dei controlli, un allarme volto a prevenire incidenti simili in treni con passeggeri a bordo. Come reagiscono le FFSS ? Licenziando il De Angelis (già licenziato una prima volta 2 anni prima per essersi rifiutato di guidare un treno dotato di un discutibile sistema di regolazione e poi reintegrato “ope legis”). Il provvedimento è comunque grave perché ciò che ovviamente conta è stabilire la verità non a parole, ma con verifiche tecniche approfondite). Se De Angelis, come dice l’azienda, ha allarmato immotivatamente l’opinone pubblica, egli va indubbiamente punito ma, se egli ha ragione, la giusta causa sarebbe insostenibile e al macchinista bisognerebbe anche dire un gran “Grazie” a nome dei futuri viaggiatori. Analoga critica vale, naturalmente, pure per il sindacato che, sprovvisto anch’esso di specifici dati tecnici, ha a priori difeso il macchinista accusando l’azienda, per bocca di qualche sindacalista, di fascismo aziendale. Azienda e sindacato con ottiche diverse dimenticano dunque la questione cruciale rappresentata dalla sicurezza dei viaggiatori e non dare torto o ragione al macchinista. In linea generale, comunque, quello di non cercare di risolvere concretamente il problema specifico e di addossare invece le colpe all’ultima ruota del carro, è un malcostume molto radicato nel nostro Paese. Significativo al riguardo è pure ciò che mi è accaduto personalmente in anni ahimé lontani. Negli 1962 ero assistente volontario (= non pagato) in Patologia Medica, a Padova. A quel tempo ciascun istituto si faceva in proprio gli esami di laboratorio che venivano di fatto eseguiti (soprattutto) da noi volontari. Il dosaggio dell’albumina urinaria si attuava allora con l’Esbach, un provettone in cui si facevano sedimentare le urine del paziente. Per avere i risultati ci volevano 2 giorni (1 per la raccolta e 1 per la sedimentazione), ma succedeva spesso che il dosaggio arrivasse con molto ritardo per la banalissima ragione che i provettoni disponibilii erano solo…uno. Per ovviare a questa eventualità il Direttore, durante una visita in reparto, davanti al solito codazzo di assistenti e studenti, aveva dato incarico specifico al suo primo Aiuto di attivarsi in modo che gli Esbach fossero almeno una decina. L’Aiuto però non si attivava e un paio di settimane dopo, sempre durante una visita, io presento un mio paziente nefrosico al Direttore che a un certo punto mi chiede quanto fosse la perdita di proteine delle 24 ore. Io rispondo che il dato non era ancora disponibile. “Perché?” mi chiede . “Perché, Professore, di Esbach in reparto continua ad essercene uno solo e questo era già in uso per un altro paziente.” A questo punto già godo all’idea che il Direttore faccia una energica strigliata pubblica all’Aiuto inadempiente. E invece? Invece un pesantissimo predicozzo me lo prendo io, giovane assistente non di ruolo e non l’Aiuto che inoltre, con un eloquente cenno degli occhi (e con sublime faccia tosta!) mostra di condividere pienamente la ramanzina del principale. “Ubi maior, minor cessat”, che in un dialetto sudista suona simpaticamente “quannu veni lu cchiù granni, lu cchiù nicu si scanta”. Ma è giusto che sia così?
Titolo originale. Medicina e treni.