PARCHEGGIO: ANCHE L’AUTO E’ ASSISTENZA  (3/9/08)

Siamo tutti d’accordo che l’assistenza dei malati è l’obiettivo sacrosanto di ogni società civile. “Assistenza”, nella sua accezione più ampia, è fatta di molte voci. Significa disponibilità per i cittadini di servizi diagnostici aggiornati ed efficienti, interventi medici e chirurgici pronti e qualificati sia in ospedale che sul territorio, corsie ospedaliere adeguate anche sotto il profilo igienico, cortesia del personale medico e paramedico, vitto soddisfacente. Ciò premesso, io che di esperienze ospedaliere in Italia ed altrove ne ho avute parecchie, ritengo che  la qualità dell’assistenza nella nostra Provincia sia in media di buon livello, con difetti certamente migliorabili ma anche con punte di eccellenza. Di ciò va dato atto a chi gestisce in modo diretto o indiretto la politica sanitaria nella nostra Provincia. Potrebbero tuttavia essere più incisivamente affrontati (e risolti!) alcuni aspetti come la riduzione delle liste di attesa (e ne abbiamo già trattato), che non di rado risultano incompatibili con l’esigenza (anche psicologica!) del paziente, che possono vanificare anche strategie di prevenzione e che, contrariamente a quanto qualcuno ritiene, per gran parte non dipendono certo dalla scarsa operosità dei medici. Gli ambienti dove la gente aspetta per fare esami o espletare controlli, ad esempio in pronto soccorso o in laboratorio o ai poliambulatori potrebbero essere migliorati e resi più confortevoli anche per le persone che accompagnano il paziente spesso non autosufficiente. Infatti, i pazienti ambulatoriali anziani o quelli più malandati necessitano di un accompagnatore (familiare o badante) che non di rado resterà in piedi nell’attesa della prestazione e concorrerà così, anche visivamente, all’affollamento. Tornando alla concezione più ampia di assistenza, questa non può non includere pure il parcheggio utilizzabile dai pazienti ambulatoriali e, soprattutto, dai visitatori di pazienti ricoverati, e ciò tanto più quanto più l’ospedale è decentrato e funge da riferimento regionale. La questione sta sollevando negli ultimi giorni proteste, accuse di natura prevalentemente politica e si assiste all’abituale scarico di responsabilità e a silenzi sospetti. Altri esperti si occuperanno per chiarire come stanno davvero le cose, mentre io mi soffermerei volutamente solo sui risvolti assistenziali del parcheggio in ospedale, sulla sua importanza per i familiari dei pazienti che vanno a visitare il congiunto ricoverato il quale, indirettamente, ne subisce le conseguenze. Infatti, per un paziente spedalizzato la possibilità di avere il conforto giornaliero dei propri cari, la loro vicinanza fisica non è un optional, è un cardine dell’assistenza, dato che la reattività del malato che sente intorno l’affetto della famiglia influenza positivamente anche la sua capacità di guarigione o per lo meno la sua voglia di combattere la malattia. Di fatto, numero e durata delle visite in corsia dipendono molto dalle difficoltà o meno di raggiungere l’ospedale e poi di trovare un posto macchina disponibile e a costo contenuto. Esiste naturalmente il mezzo pubblico e parte dei visitatori potrebbe accedervi anche se limitatamente  a certi orari che inevitabilmente non sempre sono confacenti. L’uso dell’automobile da parte dei visitatori è forse eccessivo, ma certamente agevola quelli che per vari motivi avrebbero difficoltà a servirsi dei bus per cause le più disparate (abitanti fuori città, visitatori ancora al lavoro con turni da rispettare). La questione, ovviamente, è particolarmente sentita dai visitatori anziani e da coloro che non nuotano certo nell’oro neanche nella nostra oasi felice e che sono costretti a raggiungere l’ospedale usando la vettura personale (utile ma ovviamente di difficile realizzazione in questo caso l’auto collettiva). E allora facciamo un po’ di conti, almeno in base alle cifre riportate dai media, nel momento in cui il nuovo parcheggio (pronto, così sembra, ma ancora chiuso) venisse aperto. Immaginiamoci il seguente scenario: coppia di over 65, pensionati, lui ricoverato per una patologia che richiede almeno 10 giorni di ricovero. La moglie fortunatamente guida la piccola utilitaria e va a trovarlo ogni giorno. Vuole stargli vicino 3 ore al giorno, scegliendo tra una visita di un 1ora e mezza al mattino e una di 1 ora e mezza al pomeriggio e una visita unica continuata di 3 ore. Il parcheggio costerebbe in ogni caso 1,80 euro per 3, cioè 5,4 euro al giorno, il che per 10 giorni farebbe 54 euro, all’incirca 100.000  lire. Poiché l’anziano è spesso assillato da una serie di acciacchi cronici più che da disturbi acuti e passeggeri, è prevedibile che i ricoveri annuali di lui o di lei possano essere più di uno. Queste 100.000 lire andranno dunque moltiplicate per il numero di ricoveri all’anno e non è davvero poco. Ancora più stridente è il confronto di queste tariffe con quelle in vigore oggi per i posti macchina a pagamento e cioè 0,50 euro ogni ora: un costo, dunque, più che triplicato. Il parcheggio sicuramente è costato, e non viviamo nel paese di Bengodi, ma il costo non dovrebbe essere fatto ricadere così pesantemente sui cittadini, specie su quelli anziani e/o meno abbienti, gravati inoltre psicologicamente dal dover assistere e confortare un congiunto ricoverato. Infine, come non restare perplessi (se la notizia corrisponde a verità) che i dipendenti stessi dovrebbero sborsare ben 360 euro all’anno per posteggiare e quindi recarsi al lavoro, che in lire fa 700.000. In ospedali decentrati pure i dipendenti medici e paramedici hanno necessità di raggiungere i relativi reparti a orari fissi correlati con i turni non sempre sintonici con l’orario dei mezzi pubblici. Sembrerebbe dunque logico e doveroso che per i dipendenti in servizio il parcheggio fosse gratuito. Insomma, indipendentemente dalle elezioni e dalle contrapposizioni politiche, è più che auspicabile una soluzione “trasversale” che vada incontro sia ai visitatori che ai dipendenti, a tutto vantaggio dei ricoverati.

Titolo originale. Parcheggio in ospedale e assistenza.