LA MEDICINA ALTERNATIVA DI  MOLIÈRE (13/9/08)

Nel 1673 veniva rappresentato al Palais Royal “Il malato immaginario” di  Jean Baptiste Poquelin, più noto come Molière. Nella commedia Molière prende spietatamente  in giro la medicina convenzionale del tempo (e ne aveva ben donde, come si usa dire): le cure consistevano infatti in purganti, clisteri, salassi e fantasiosi “corroboranti” erboristici. Si è già ricordato in questa rubrica come in corso di epidemia di colera le terapie convenzionali risultavano inevitabilmente più pericolose, per esempio, dell’omeopatia che comportava solo l’assunzione di…acqua fresca. Nell’opera di Molière è il medico tradizionalista dal nome significativo di Purgone che si arricchisce prescrivendo i rimedi appena ricordati ad Argante, malato assolutamente immaginario e in realtà sano come un pesce. Le visite e le cure di Purgante sono costose e stanno per mandare in malora la famiglia di Argante. Allora per sbloccare la situazione i parenti pensano di far laureare “per finta” Argante in medicina, architettando esami fasulli realizzati da esaminatori prezzolati. La speranza era che la laurea falsa avrebbe potuto guarire Argante e tradursi così in un tangibile risparmio economico. L’argutissimo mio amico Giuseppe Giusti, Emerito di Malattie Infettive all’Università di Napoli, riprendendo la traduzione di Luigi Lunari in esilarante latino maccheronico, descrive l’esame fasullo che Argante deve sostenere, domande e risposte. Un “pezzo” di letteratura (solo?) che merita di essere riportato alla lettera, perché tra le righe di per sé molto divertenti, si possono cogliere molti insegnamenti seriosi.

-“Secundus doctor”: Domandabo tibi/Docte candidate/Quae sunt rimedia/Quae in malattia/Detta hydropisia/Convenit facere?

-“Candidatus”: Clysterium praticare/ Postea salassare/ Infinem purgare .

-“Chorus”: Bene/Bene/Bene/ Respondere…

-“Tertius doctor”: Domandabo tibi, Docte candidate/Quae rimedia hominibus tisicis/Pulmonicis atque asmaticis/Iudicas opportunum facere?

-“Candidatus”: Clysterium praticare/ Postea salassare/ Infinem purgare .

-“Chorus”: Bene/Bene/Bene/ Respondere…

-“Quartus doctor”: Farò illum unam domandam/Unus malatum habet grandem febrem/Cum grande difficultate/Et poena a respirare: Voglias mihi dicere/Docte candidate/Quid si debet facere?

-“Candidatus”: Clysterium praticare/ Postea salassare/ Infinem purgare .

-“Chorus”: Bene/Bene/Bene/ Rispondere:/Dignus, dignus est entrare/ In nostro docto corpore.

Argante, prescrivendo rigorosamente la stessa sequenza terapeutica (clistere, salasso e purga) per le malattie che gli vengono prospettate così diverse tra loro, pensa di meritarsi la laurea e pertanto, diventato dottore lui stesso, guarisce della sua pur consolidata patofobia. Il messaggio di Molière è trasparente e polimorfo: 1) ci sono malattie presenti solo nella immaginazione di soggetti sani; 2) terapie che si basano solo su credenze e non  su prove oggettive (ciò vale naturalmente anche per la medicina tradizionale e non solo per quella alternativa) possono dare transitori benefici aspecifici ma possono anche essere pericolose; 3) la guarigione di Argante conferma una volta di più l’importanza dell’effetto placebo indotto, nel suo caso, dalla convinzione di essere diventato un vero “dottore”. E’ singolare che questi concetti espressi da Molière  quattro secoli fa debbano essere ribaditi ancor oggi al di fuori del teatro. Auguriamoci che “repetita juvant” sia una constatazione e non solo un illusione.

Titolo originale. Malattie e terapie immaginarie viste da Molière