GLI OSPEDALI SCHIACCIATI DALLA POLITICA (1/10/08)

Poche volte, come in questo caso,  ho avuto la sensazione di scrivere delle cose di nessuna utilità, capaci solo di provocare anticorpi da tutte le direzioni. Sensazione aggiuntiva, permeata anch’essa di “inutilità”, è quella della assoluta frattura tra gli interessi dei cittadini di ogni etnia e quella della politica. Conscio dunque che il peso di quanto scriverò è vicino allo zero assoluto, provo a elencare qualche riflessione di comune buon senso dopo gli annunci di primariati che decadono (Marchesi, Medicina 1, a Bolzano) e di accorpamenti che si profilano (fusione di Medicina 1 con Medicina 2, sempre a Bolzano).

1.La semplificazione dei reparti e dei servizi sanitari è in teoria, oltre che doverosa per diminuire i costi, anche rispondente ad un modello praticato pure da altri Paesi con Sanità bene organizzata. Non ci sarebbe di per sé dunque nulla di male. Questo però dovrebbe essere il vero e unico motivo, e non certamente un progetto etnico come qualcuno teme che sia.

2. In ogni caso, l’accorpamento, se finalizzato davvero al miglioramento delle prestazioni mediche per i cittadini, dovrebbe essere affrontato e discusso dai gestori politici della sanità insieme con L’Ordine dei medici e con le altre associazioni di categoria che meglio dei politici controllano le esigenze dei cittadini. Risulta invece che i suddetti co-protagonisti, invece di essere coinvolti, vengono spesso informati solo a posteriori di decisioni già prese.

3. E’ emblematico di una strana concezione della sanità il fatto che l’Assessorato abbia chiesto talora patrocinio e logos all’Ordine dei medici per convegni o iniziative in ambito sanitario già programmate senza il preventivo coinvolgimento dell’Ordine in alcuna fase del progetto. Mi risulta che di conseguenza il  patrocinio è stato rifiutato. 

4. Esiste una Commissione per il riordino clinico, con funzioni evidentemente di semplificazione organizzativa, il cui parere manco viene preso in considerazione. Ne è testimonianza l’istituzione di un Servizio sperimentale di alcune medicine alternative all’ospedale di Merano, con intuitiva spesa di denaro pubblico, che avverrà contro il parere della Commissione (i voti di 9 a 9 sono fuorvianti come si è già scritto da più parti) e contro il parere dell’Ordine e del quasi 80% dei medici operanti sul territorio. Come la si mette allora con l’obiettivo di semplificazione e di risparmio?

5. Più che in pectore sembra in fase di realizzazione, l’istituzione di un Servizio di medicina molecolare di cui, a parte i diretti interessati, né Ordine dei medici, né Primari, né medici in generale non sanno assolutamente nulla. Se questo corrisponde al vero, mi chiedo chi sono i “competenti” che hanno  mai deciso e avviato questa iniziativa così specifica.

6. Io non credo che in una situazione etnica rovesciata, a larga maggioranza italiana, gli italiani si dimostrerebbero meno di parte. La SVP fa quello che in altre regioni italiane fanno i partiti di maggioranza. In Lombardia è agevolato il medico di Comunione e Liberazione, in Emilia e Toscana quello con la bandiera rossa (ma esiste ancora?), nel ventennio quello con la camicia nera e via dicendo. Ciò non significa che questa spartizione politica in un ambito così peculiare come la sanità non mi faccia rabbrividire come medico, sia in Italia sia in Alto Adige. Il cittadino, infatti, e questa è l’unica verità che conta, se sta male vuole ricevere le migliori cure possibili, dalla persona più competente, indipendentemente dal fatto che egli parla la lingua di Dante o di Kant. Questo me lo son sentito ripetere da pazienti italiani e tedeschi mille volte, anche in questi giorni. Ciò dimostra lo scollamento pauroso che c’è da tra esigenze della popolazione ed esigenze della (cattiva) politica. Posso ricordare che tra i colleghi amici, ben più illustri di chi scrive, ci sono Michael Camilleri, nato a Malta e astro della Mayo Clinic negli USA, Chandou Bardhan, nato in India, prestigioso opinion leader della gastroenterologia britannica, Nib Soehendra, di etnia cinese,  principe dell’endoscopia operativa  in Germania e non solo?

7. Ultima nota sugli accorpamenti e dipartimenti. Queste etichette posso rappresentare aggiustamenti opportuni di situazioni precedenti non più adeguate, ma possono anche essere dei contenitori vuoti. Il dipartimento più che una modifica strutturale è una “filosofia”, quella della necessaria collaborazione “quotidiana e armonica” tra varie competenze per produrre il migliore risultato clinico. Questa collaborazione e sintonia tra i vari reparti in rispetto della esigenza del paziente (qualcuno ha verificato come stanno attualmente le cose?) non si attua per legge o non solo per legge. E la creazione di “grandi reparti” ha un senso solo se all’interno si sono definiti dei moduli precisi di competenza, con un responsabile che soprassieda proprio all’armonizzazione delle diverse responsabilità. Altrimenti, si corre oltretutto il pericolo che il paziente del grande reparto unico non veda mai in faccia il primario e trovi sempre maggiore difficoltà a chieder informazioni “a chi” e “quando”. Di questo, che è uno dei cardini di un rapporto fiduciario tra paziente e medico nessuno, tranne i medici impegnati sul campo, sembra concretamente  preoccuparsi.

Nel concludere, ribadisco la certezza che queste riflessioni nemmeno scalfiranno quanto già bolle nella pentola della sanità altoatesina/sudtirolese e sono inoltre consapevole di non essermi fatto con queste righe nessun amico, né a dritta né a manca. Del resto questo non era certo il mio sogno e chiudo infatti soddisfatto solo al pensiero di avere scritto ciò che molta gente comune, italiana, tedesca e ladina di questa provincia, pensa e dice. Ma ciò che pensa la gente purtroppo conta così poco. Mi sforzo di credere che un pizzico di idealismo da parte di tutti forse non guasterebbe, anche se George Santayana, acuto filosofo e saggista ispano-americano, constata (ahimé) che “Una società ideale è un dramma recitato esclusivamente nell’immaginazione”.

 

 

 

Titolo originale. Primariati, politica e buon senso.