LA “PARALISI” DELLO STOMACO: UNA SFIDA DIFFICILE (8/10/08)

Il termine “paralisi” o “paresi” fa istintivamente pensare al deficit motorio degli arti o alla paresi facciale che comporta una certa asimmetria del viso, ma una paresi può interessare anche lo stomaco. A causarla è una insufficiente contrazione della muscolatura liscia (involontaria) che lo avvolge, con conseguente ritardato svuotamento del contenuto gastrico nel duodeno. Il rallentato svuotamento può naturalmente essere di vario grado, da lieve sino alla gastroparesi, definita dagli esperti come “persistente ritenzione di alimenti nello stomaco pur in assenza di ostruzione meccanica che impedisca il transito del contenuto dallo stomaco al duodeno”. Uno svuotamento gastrico rallentato è solitamente causa di “cattiva digestione” che, invece, non di rado è attribuita erroneamente a una “gastrite”. Tuttavia, la gastrite, anche se diagnosticata endoscopicamente e biopticamente, non poche volte è clinicamente ininfluente e risulta essere spesso solo una diagnosi di comodo. I disturbi del rallentato svuotamento gastrico consistono in nausea, conati di vomito o vomito, eruttazioni, gonfiore, senso di stomaco pieno e sazietà precoce dopo appena qualche boccone. La diagnosi di gastroparesi formulata su base clinica la si può oggettivare studiando i tempi di svuotamento mediante una scintigrafia delle alte vie digestive dopo un pasto marcato con un isotopo radioattivo, benché il parallelismo tra intensità dei disturbi e alterazioni scintigrafiche non sia molto stretto. Pure una attenta radiografia tradizionale gastroduodenale dopo bario può fornire qualche indicazione utile. Le cause della gastroparesi, talora non individuabili, sono più di una e tra queste vanno citati diabete mellito, lesioni cerebrali, psiconevrosi e uso di farmaci (tradizionali o alternativi) capaci di indebolire la peristalsi dello stomaco. A intrigare ulteriormente le cose c’è la risposta piuttosto erratica e modesta della terapia con farmaci che eccitano i movimenti peristaltici (procinetici). Tra l’altro, l’efficacia di questi farmaci in pazienti con sintomi associati a transito rallentato scintigraficamente dimostrato non è diversa da quella registrata in soggetti con disturbi analoghi ma con transito gastroduodenale normale alla scintigrafia e questo confonde ulteriormente le idee. Nei casi più severi di gastroparesi, come bene  sanno in particolare alcuni diabetici, il lentissimo svuotamento gastrico può diventare un calvario che si aggiunge a quello dell’insulinodipendenza. Nei casi più gravi, la gastroparesi può risultare del tutto “refrattaria” a procinetici e antinausea e richiedere delle soluzioni chirurgiche che vanno dalla introduzione di cibo attraverso un tubicino posizionato nello stomaco (gastrostomia) o nel digiuno (digiunostomia) alla creazione di anastomosi (una connessione artificiale) tra stomaco e intestino o altro ancora. E’ dunque comprensibile l’interesse sollevato dalla proposta di attivare lo svuotamento gastrico mediante una stimolazione elettrica dello stomaco (SES), attuata con un dispositivo riconosciuto nel 1999 dalla Food and Drug Administration come “umanitario”. Purtroppo tale riconoscimento non è un’automatica garanzia di efficacia. Di 105 riferimenti bibliografici, scovati al riguardo in letteratura fino a febbraio 2008 dal Dr. Michael Jones della Scuola medica di Chicago, tutti riportano netti vantaggi della SES quanto a sintomi, stato nutrizionale, qualità della vita e spese mediche. Sfortunatamente, quasi tutti questi studi risultano non-controllati (privi cioè di confronto diretto tra pazienti trattati e non trattati con la SES). Sconcerta, inoltre, che la riduzione del  50% di nausea/vomito risulti complessivamente la stessa, indipendentemente dal fatto che lo stimolatore elettrico sia aperto o spento (sic!). Impossibile allora non ricordare a chi legge che l’effetto placebo “medio” ha la stessa percentuale di efficacia. Ed infatti il Dr. Jones conclude (e come fa lo scriba a non essere d’accordo?)  che solo studi adeguati contro placebo potrebbero aiutarci a stabilire se è il caso di sottoporre alla stimolazione elettrica dello stomaco tutti pazienti affetti da questa penosa patologia o soltanto sottogruppi ben selezionati o magari di smettere in tutti un trattamento costoso, impegnativo e senza efficacia.

 

 

 

 

Titolo originale. La “paralisi” dello stomaco: una sfida difficile