IL MOBBING TRA LE CAUSE DI MALATTIA (16/10/2008)
Il dizionario Oxford Paravia traduce il verbo “to mob” come segue: attaccare, assalire, affollare, accalcarsi intorno. Tuttavia il significato di “mobbing”, che è il gerundio sostantivato di questo verbo, non è immediato. Oggi con tale termine si indica la vessazione di un superiore nei confronti di un subalterno o quella di un gruppo nei confronti di un individuo non ben accetto. I mobbing-maker sono i più vari: il generale che umilia il sottoposto, il cattedratico o il primario che emargina un assistente, il direttore di un ente che demotiva il collaboratore, un capoufficio che mortifica un suo impiegato, un allenatore di calcio che lascia in panchina il giocatore che gli sta antipatico. C’è poi il mobbing esercitato in famiglia, dove il mobbizzato è più spesso una donna o un minore. Per definizione, in caso di mobbing l’atteggiamento ostile e persecutorio di chi lo esercita (comunque ingiustificato) non origina da manchevolezze oggettive del subalterno che, se reali, devono essere opportunamente sanzionate. No, mobbing è abuso di potere, è ostilità ingiustificata nei confronti di un dipendente contro il quale si mettono in atto una serie di misure per rendere invivibile il suo ruolo professionale e la sua dignità. La tipologia dei mobbizzati (la media europea oscilla intorno al 10%) è la più varia: la collaboratrice poco suscettibile alle avances, il sottoposto la cui riconosciuta capacità dà molto fastidio al meno valido superiore, il dipendente che non piace politicamente a chi in quel momento comanda, il subalterno che rifiuta di avallare “irregolarità” istituzionali attuate dal capo o, peggio, che le denuncia. Ma, come si è detto, esiste anche il mobbing non esercitato da un boss, ma da un gruppo che non accetta per i più svariati motivi un “intruso” (talora, dolorosamente, si registra che il mobbizzato è tale in quanto disabile!). A noi interessano due risvolti medici di questo fenomeno: la psiche del o dei “mobster” (termine che in realtà non dovrebbe designare chi fa mobbing, ma chi è malavitoso) e le conseguenze cliniche del mobbizzato. In chi esercita odiosamente il mobbing è molto spesso presente una quota sadica, la soddisfazione di poter emarginare qualcuno e di registrarne la quotidiana impotente sofferenza. “Comandare è più dolce che fottere”, lo hanno detto in tanti. D’altronde, il licenziamento della persona che si vuol umiliare e colpire, oltre che spesso impossibile, è rischiosa per il mobster, in quanto il provvedimento potrebbe rivelarsi una vessazione pretestuosa penalmente perseguibile. Meglio quindi la creazione di una situazione ambientale sgradevole e persino ossessiva, l’assegnazione di una mansione incongrua, l’imposizione di orari che sgretolano la psicologia personale e la stessa vita familiare del soggetto. In chi il mobbing lo subisce si registrano purtroppo numerose conseguenze cliniche, anche serie e talora drammatiche. La protratta insoddisfazione esistenziale del mobbizzato costituisce infatti uno stress cronico per il quale ”l’adattamento” è difficile e “l’esaurimento” quasi inesorabile. Cefalea, stanchezza, depressione, ansia, inappetenza, isolamento, insonnia, apatia sessuale. L’infelicità di una situazione che sembra senza via d’uscita è tale da provocare non di rado l’andata in malattia del mobizzato per periodi anche lunghi e da alimentare in esso persino dei propositi suicidi. I disturbi hanno un substrato biologico e non solo psicologico, espresso da concrete alterazioni neurovegetative, ormonali e soprattutto immunitarie. In Italia Il mobbing non costituisce in quanto tale uno specifico reato, ma le singole componenti che lo caratterizzano (minacce, ingiurie, diffamazione, maltrattamenti) sono invece penalmente perseguibili. La nostra costituzione infatti impone al datore di lavoro, chicchessia, di tutelare anche la personalità e non solo la salute del dipendente, con possibilità da parte di questo, se mobbizzato, di fare richiesta di debito risarcimento rivolgendosi pure al giudice civile. Ma un tale Dante diceva nel Purgatorio: “Le leggi son/ma chi pon mano ad esse”? Alighieri pessimista o Alighieri preveggente?
Titolo originale. Il “mobbing” tra le cause (inaccettabili) di malattia