IL NEPOTISMO: UNA MALATTIA UNIVERSITARIA (17/10/08)
Mentre vanno a ruba libri, giornali e rotocalchi dedicati agli amori, convenzionali e non, di personaggi dello smart set, pochi leggeranno il libro di Roger Abravel “Meritocrazia. 4 proposte” (Garzanti) che si occupa del grave pericolo che le scelte non basate sul merito possono far correre in ogni campo e, per quanto più mi interessa e riguarda, in medicina. Se la scelta di un cattedratico, di un primario o di un loro collaboratore non è attuata su base meritocratica, su che altro può basarsi se non sul nepotismo, nell’accezione più larga di questo termine? Questo fenomeno, né sporadico né strisciante, è anzi ben noto e palese anche se purtroppo il cittadino si scandalizza molto tiepidamente perché coglie solo parzialmente le ricadute preoccupanti sulla salute della popolazione e, specialmente delle frange più indifese di essa. La gente “che può” in caso di patologie gravi si cura infatti all’estero e senza la necessità di sempre difficili collette deamicisiane. Esempi? Nenni, Berlusconi, Bossi, Agnelli sono i nomi che mi vengono a mente. I “molto” potenti si fanno persino venire i grandi specialisti da fuori, come il past-premier russo Boris Eltsin che ha fatto arrivare il famoso cardiochirurgo De Bakey dagli Stati Uniti per i suoi gravi problemi di cuore. Tornando comunque al nepotismo, lasciano davvero di stucco i dati riguardanti le università italiane (ma la valenza è ben più generale) ricavati dal volume di Roberto Protti “L’università negata” (Einaudi) e parzialmente riportati in un recente editoriale dall’economista Tito Boeri, Ph.D. alla New York University. Provo a sintetizzare le cifre più significative. Il neoeletto rettore della Università “La sapienza” di Roma ha in facoltà di lettere sua moglie (in precedenza “solo” insegnante liceale), il figlio come professore associato e la figlia come professore ordinario. A Messina il 40% dei docenti universitari ha “stranamente” lo stesso cognome. Alla II Facoltà di Napoli Federico II un’omonimia (equivalente in questo caso a parentela!) è rintracciabile in circa il 40% degli universitari di ruolo. All’Università di Bari 42 docenti su 179 ha (almeno) un parente di ruolo nella stessa facoltà. A Statistica, in particolare, l’ex-Magnifico (sic!) Rettore aveva nella sua stessa Facoltà la moglie, tre figlie e un genero, che ovviamente non sono decaduti quando il rettore non è più stato tale. Questo disastroso nepotismo, che nulla ha da spartire con l’attenzione premurosa nei confronti delle persone di famiglia, pare dunque risultare totalmente vincente sui criteri di selezione costituiti dalla validità della produzione scientifica e dalla oggettiva bravura dei candidati. Ribadisco, e non sono il solo, che le ricadute nazionali sulla sanità e sulla ricerca scientifica di questa stortura, pur intuitive, sono assolutamente “sottostimate” dalla popolazione.
Il nepotismo ha origini antiche e si è in qualche modo “storicizzato” a partire dal XV secolo grazie soprattutto a molti papi piuttosto inclini a privilegiare parenti e persino figli non proprio angiolletti come Lucrezia Borgia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, con cariche politiche, onori e territori. I brutti esempi, si sa, sono molto contagiosi e cosi possiamo oggi constatare che il nepotismo si è diffuso ben oltre le mura medioevali del Vaticano, affermandosi nel mondo secolare e laico in ogni area geografica, nessuna esclusa, con grande velocità, tramutando parentela e amicizia in “facilities” per la carriera anche a non parenti, a persone sconosciute purché sodali, appartenenti cioè alla stessa parte politica o alla stessa corporazione o etnia, e meglio ancora se riconoscenti, mansueti e obbedienti. Ultima chicca: il professor Boeri segnala l’esistenza di un progetto di formazione che si intitola “Di padre in figlio” ideato per imprenditori/imprenditrici che dovrebbero così imparare al meglio come collocare nell’azienda di famiglia il proprio parente. Chi si sente indifferente alla meritocrazia e alle conseguenze di una sua assenza nelle istituzioni, e di quelle sanitarie in special modo, potrebbe forse iscriversi e trarne beneficio.
Titolo originale. Universita’ piena di nipoti, anzi nepoti