PROSTATA E SESSO: CROCE E DELIZIA (22/10/08)

La prostata è uno degli organi, una ghiandola per la precisione, più gettonati quando si parla di invecchiamento maschile. In effetti, con l’aumento della vita media negli ultimi decenni, si registra un oggettivo incremento del cancro prostatico, anche se non mancano naturalmente, ma sono molto più rari, casi di tumore insorgenti negli under 40. La  prostata produce un secreto privo di spermatozoi, ma essenziale perché determina la quantità dell’eiaculato facilitando così l’arrivo dello sperma in cavità uterina. Grazie al fruttosio che contiene, il secreto prostatico concorre pure al nutrimento e alla mobilità per gli spermatozoi. Con l’eiaculazione si eliminano però anche sostanze cancerogene che altrimenti resterebbero depositate più a lungo nella prostata favorendo la degenerazione tumorale di questa ghiandola. Ciò potrebbe spiegare i dati provenienti da studi degli ultimi 15 anni che dimostrerebbero che i soggetti con più intensa attività sessuale vanno incontro ad un rischio sensibilmente minore di cancro prostatico rispetto a quelli che eiaculano di meno. Già nel 1992 uno studio prospettico del National Cancer Institute degli USA su 7000 uomini (età 46-81 anni), con valutazioni biennali per 8 anni, aveva registrato un rischio di cancro prostatico nei soggetti con 21 eiaculazioni al mese del 70% più basso di quello dei soggetti che facevano sesso al massimo 1-2 volte alla settimana. Una decina di anni dopo, veniva pubblicato su New Scientist lo studio prospettico di Giles Graham del Cancer Council Victoria di Melbourne riguardante circa un migliaio di soggetti sani e altrettanti malati di cancro prostatico: nei soggetti tra i 20 e i 50 anni con intensa attività sessuale (4-5 eiaculazioni alla settimana) il rischio di cancro prostatico risultava diminuito del 33%. Questi dati sembrano contraddire quelli di uno studio retrospettivo meno recente secondo il quale un elevato numero di rapporti sessuali aumenterebbe il rischio di cancro prostatico. La discrepanza è attribuita al fatto che in quest’ultimo studio i rapporti sessuali avevano luogo con donne diverse e quindi con maggior rischio potenziale di infezioni prostatiche favorenti lo sviluppo tumorale. Dalla ricerca di Graham risultava inoltre che non era il tipo di attività sessuale l’elemento cruciale, ma la eiaculazione di per sé, per cui la stessa masturbazione potrebbe essere vista come un’efficace misura di prevenzione del cancro prostatico. L’Australian Broadcasting Corporation riporta nel 2008 una intervista del Prof. Graham in cui egli esplicitamente afferma che, una volta consolidata l’evidenza, la masturbazione oltre alla “normale” attività sessuale nell’adulto dovrebbe ritenersi vantaggiosa per la prevenzione del cancro prostatico. In contrasto con le riserve anche ma non solo religiose e con i preconcetti etici vigenti, per Graham, l’autoerotismo da riprovevole ipotizzata causa di malanni fisici (persino di “cecità”!) dovrebbe paradossalmente essere visto in altra ottica o quanto meno non dovrebbe essere più oggetto di condanna e minacce. Graham non poteva probabilmente prevedere che i suoi dati avrebbero potuto essere esasperati a involontario supporto di iniziative a dir poco…sconcertanti. Dal 1998, infatti, l’autoerotismo è oggetto persino di maratone masturbatorie annuali pubbliche “not for profit” (i proventi delle iscrizioni vanno a favore dell’educazione sessuale nelle scuole o delle battaglie anti-AIDS) riportate regolarmente sul web (Masturbate-a-thon), durante le quali si stabiliscono ogni anno persino dei record di ore di masturbazione (sic!) sia per maschi (8 ore e mezzo, 2006) che per femmine (6 ore e mezzo, 2004), che pure sono…prive di prostata (per i transgender non si hanno ancora delle cifre ufficiali). La maratona del 2008, per la cronaca, si tiene a San Francisco e gli iscritti non mancano. Masturbazione dalle stalle alle stelle? Ai lettori l’ardua sentenza.

Titolo originale. Prostata: croce e delizia.