IL METADONE DI FAMIGLIA  (13/11/08)

La cronaca di questi giorni registra un fatto drammatico. Un piccolo bimbo, figlio di due tossicodipendenti muore improvvisamente a Sutri, nel Lazio, e c’è l’ipotesi  sub judice che il decesso sia dovuto ad ingestione di metadone usato dai genitori. Il metadone è infatti un medicamento per controllare i sintomi da astinenza nei “tossici cronici”. La differenza rispetto a eroina e morfina (con cui condivide il meccanismo di azione) è che il metadone viene assunto per bocca invece che per via venosa e che ha un effetto più prolungato (almeno 24 ore). Alle dosi terapeutiche il metadone non inibisce i centri respiratori, evento temibile invece se viene assunto in dosi incongrue (a questo si devono in genere i decessi per overdose). Questo pericolo è più pronunciato in soggetti mai trattati in precedenza e quindi, ovviamente nei bambini. Un secondo impiego benemerito del metadone riguarda il trattamento del dolore sia acuto che cronico, specie ma non solo,  in soggetti affetti da tumore. Più volte, insieme con altri, ho avuto modo di rilevare che questo secondo impiego del metadone volto ad alleviare il dolore che può letteralmente rovinare la qualità di vita dei pazienti,  al di la della gravità della malattia, è in Italia largamente deficitario. A frenarne ancora oggi l’uso è un atteggiamento ereditato dal passato, e cioè il timore di non creare tossicodipendenti, oltre a rispettabili ma opinabili convinzioni religiose secondo le quali il dolore è un filtro necessario per crescere spiritualmente. Secondo il National Alliance Metadone Advocates (NAMA) vi concorre pure l’ignoranza di coloro che lavorano nel settore e che “hanno ricevuto pochissima o addirittura nessuna formazione professionale su questo farmaco che poi si troveranno a somministrare”. Di fatto, per il NAMA “nemmeno la classe medica sa che cosa sia la dipendenza” e, “la loro educazione  riguardo al metadone è limitata al suo impiego nei programmi di disintossicazione di un paziente, mentre la sua migliore proprietà, quella del mantenimento, non viene considerata. Gli psicologi, gli assistenti e gli operatori sociali ne sanno ancora meno dei medici.” Peccato, perché un vecchio amico, il professor Alessandro Tagliamonte, Ordinario di Farmacologia all’Università di Siena ed “esperto del settore”, mi assicura che, se assunto sotto il controllo di medici specificamente preparati, il metadone ” è il farmaco ideale nella terapia del dolore cronico e nelle terapie palliative in genere”. Pure la tolleranza al metadone, fenomeno che comporta un progressivo incremento di dosaggio- insiste ancora Tagliamonte- è più facile che accada “ quando il medico non ha competenza specifica sull’uso clinico dei farmaci oppioidi”. Insomma, gli esperti ci segnalano i vantaggi del metadone gestito professionalmente unitamente ai pericoli dell’uso incongruo da parte di persone impreparate e insistono pertanto sulla necessità che delle problematiche relative se ne occupino unicamente dei competenti. Purtroppo, sollecitati solo emotivamente (e speriamo non ideologicamente) dal decesso del figlioletto dei tossicodipendenti di Sutri, politici non proprio esperti di medicina e farmacologia potrebbero prendere provvedimenti frettolosi ed ingiusti. Qualcuno ha infatti già tuonato “Giro di vite sul metadone!” Attenzione però che il giro di vite, se irragionevole e fatto di restrizioni non mirate, potrebbe aver conseguenze molto negative per quanto attiene sia al tentativo di recupero dei tossicodipendenti che, e soprattutto, all’attuazione di corrette cure palliative. Speriamo ci si limiti ad alcune proposte che sembrano ragionevoli (attribuite a Giovanni Serpelloni, capodipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del consiglio dei ministri) come quella di concedere il metadone domiciliare solo ai soggetti che offrano garanzie di usare il farmaco in dose adeguata, che accettino dei controlli a tal fine e per la verifica che il metadone non sia usato per la vendita ad altri, e, infine, che si provveda a fornire confezioni di metadone non apribili dai bambini piccoli che si trovassero in casa. Grave e sconcertante sarebbe invece se una disposizione di legge presa troppo concitatamente per motivi ideologici ostacolasse la prescrizione e l’uso di un farmaco che ha il merito di essere ad un tempo  efficace e compassionevole. Il professor Tagliamonte rileva inoltre che non è solo il metadone che deve essere tenuto lontano dai bambini, ma anche l’aspirina e il paracetamolo (di cui c’è sicuro abuso), i psicofarmaci non di rado assunti dai genitori, così come del resto ogni altra sostanza, dalla candeggina ai vari detersivi. Queste sono le precauzioni generali da avere, evitando di intralciare l’uso lecito e proficuo di un  farmaco già in Italia sottoimpiegato. L’Associazione Europea Cure Palliative conferma che l’Italia è prima per uso di antiinfiammatori non steroidei (che andrebbero usati preferibilmente a breve termine), non certo privi di effetti collaterali, ma ultima per uso di oppioidi molto più sicuri e adatti al trattamento del dolore cronico. E di fatto solo il 40% dei malati oncologici italiani riceve oggi un trattamento adeguato. Di hospice, finalizzati proprio alle cure palliative,  ne abbiamo scritto da poco, ma vale ancora la pena di aggiungere che dei 206 previsti per il 2008 ne sono stati aperti solo 147 (e magari, come quello di Torino, sono strutturalmente pronti!), senza poi parlare delle disuguaglianze regionali. Furio Zucco, Presidente della Società Italiana di Cure Palliative a un recente congresso ha riportato che gli hospice in Lombardia sono 50 contro i 5 della Campania/Calabria. No comment.

Titolo originale. Metadone tra necessita’ dei pazienti e rischio di preconcetti.