CONCORSI TAROCCATI CON MINACCE (21/11/2008)

Altre volte in questa rubrica mi sono soffermato sulle irregolarità che contrassegnano le nomine a Direttore di Cattedra o a Primario ospedaliero (ma anche le nomine a cariche inferiori non ne sono immuni), basate principalmente sul nepotismo familiare o politico. Lungi dal subire queste interferenze, sono proprio le stesse facoltà universitarie che rendono possibile scelte non meritocratiche: di fatto, i professori  si riuniscono nell’ateneo non per discutere le qualità dei candidati, ma per sancire la vittoria del vincitore designato a priori grazie alla sua parentela o ai suoi potenti sponsor. Quanto ai primariati, i direttori generali possono completamente disattendere il parere di eventuali esperti (già prescelti in genere tra commissari  “allineati”) e decidere in teoria in modo indipendente, ma in pratica (salvo eccezioni) in base al diktat dei politici di vario colore che contano e dai quali sono stati nominati “Direttori”. Qualche volta ci scappa pure il merito, ma ciò accade per caso o, più spesso, perché le pressioni sono più di una e risultano contrapposte: allora la scelta può paradossalmente avvenire in base al merito. Niente di nuovo sotto il sole, dirà qualcuno, e ciò almeno in parte è vero. Al mio terzo anno di università a dirigere l’istituto di Patologia generale doveva essere chiamato il prof. Massimo Aloisi, allora eminente autorità scientifica del settore. Aloisi era però un “rosso” e per quei tempi nella città del Santo questo non era pensabile. Nella seduta di facoltà decisiva, il preside Bucciante, pur uomo di destra, sosteneva lealmente che Aloisi doveva essere chiamato grazie ai suoi meriti oggettivi che erano incomparabilmente superiori a quelli dello sconosciuto concorrente prof. Severi. Il Direttore di Medicina Legale prof. Franchini, socialdemocratico, a questo punto si alzava dicendo sarcasticamente: “Ma Severi sa leggere e scrivere? A noi basta”. E questo criterio effettivamente è bastato: in cattedra ci andava Severi. I cittadini dovrebbero essere informati di scelte così poco entusiasmanti per essere in grado di protestare pubblicamente (e non solo emotivamente!) quando succede qualche fatto increscioso. C’è chi pensa che lo stesso  tribunale del malato potrebbe farsi sentire più energicamente magari favorendo, perché no?, una possibile “class action” volta a denunciare l’assenza di meritocrazia in scelte che poi avranno un impatto diretto sulla salute della popolazione. Invece la reazione è tiepida e fugace e capita spesso di assistere a  incontri dove il relatore che tratta di questi temi si trova davanti a una platea semideserta (ben diversa da quella che attirerebbe una velina o un calciatore celebre!). Una differenza quanto a concorsopoli mi sembra tuttavia di cogliere tra il passato e  il presente. In passato il nominato senza meriti, avvertendo  intorno a sé il  disagio e la disistima di qualche collega, dimostrava un certo imbarazzo al pari del  ladro che, colto in fragrante, accettava un tempo di essere punito per il reato commesso. Oggi il vincitore illecito non si imbarazza più e il ladro colto in fallo si incavola pure con chi lo ha scoperto. Siamo al paradosso. Divagazioni astratte? Assolutamente no, come traspare dal recente concorso a Messina, questa volta non a Medicina ma a Veterinaria, dove si vuol far vincere “comunque” il prof. Macrì, figlio del pro-Rettore, nonostante il parere sfavorevole della commissione convocata per la selezione. C’è una precisa denuncia al riguardo del Prof. Cucinotta, già ordinario e quindi non un concorrente direttamente interessato, grazie alla quale vengono rinviati a giudizio lo stesso Magnifico (sic!) Rettore Tomasello e altri 22 docenti. Disagio del predestinato vincitore? Eventuali giustificazioni? Manco per idea e, al contrario, pesanti minacce formulate nei confronti del denunciante da diversi cattedratici. Le minacce, che Cucinotta prudentemente raccoglie su un registratore nascosto, sono del tipo: ”Questo concorso lo deve vincere Macrì”, “Se insisti nella denuncia non avrai più protezioni” (ma quali protezioni deve avere un cattedratico?), ”Se insisti ti tagliamo le gambe e per te ci saranno tempi duri”. Chi ancora si illudesse che si tratta di fatti episodici si legga l’inquietante e dettagliato libro di Cornaglia Ferraris “La casta bianca” (Mondadori), denuncia civile di cosa succede non in veterinaria ma, purtroppo, nella medicina e nella sanità. Nel nostro paese abbiamo più caste che in India.

Titolo originale. Nomine pubbliche taroccate: escalation con minacce.