MIELE ANTITOSSE: DALLE CREDENZE ALL’EVIDENZA (16 dic 08)

Non ci stuferemo mai di insistere sul fatto che i prodotti “naturali” sono come gli uomini: alcuni buoni, altri indifferenti, altri ancora molto pericolosi. L’unica condotta prudente, intelligente ed etica è non avere preconcetti nei loro confronti e sottoporli invece a controlli secondo parametri scientificamente validati. Un esempio eloquente è quello del miele, spesso usato per contrastare le infezioni broncopolmonari e in particolare per sedare la tosse, specie nei bambini affetti da malattie da raffreddamento. Oltre cha al miele dai genitori si fa frequente ricorso a numerosi sciroppi da banco convenzionali e non convenzionali (fitoterapici e omeopatici). Sorvolando sui secondi che contengono solo solvente idroalcolico (ritenuto “dinamizzato”), va detto che i primi contengono spesso il “destrometorfano”, un derivato sintetico della morfina, per altro privo di effetto narcotico alle dosi antitosse. Tuttavia, per questo agente così come per il miele, la reale efficacia non è mai stata dimostrata.  Interessante pertanto lo studio controllato randomizzato in 130 pazienti (età media intorno ai 5 anni) con bronchite e tosse da più di una settimana. Lo studio, puntualmente riportato su un recente bollettino ministeriale, prevedeva 3 gruppi di pazienti. Dopo una prima notte in cui non veniva erogato alcun trattamento, la notte successiva, mezz’ora prima di dormire, al primo gruppo veniva data una dose di miele di grano saraceno, al secondo veniva dato il destrometorfano con sapore di miele, al terzo nessuno sciroppo. Parametri di giudizio dei genitori (che ignoravano la natura del preparato dato ai gruppi 1 e 2) erano la frequenza dei colpi di tosse, la sua intensità, l’entità del fastidio soggettivo del bambino e il disturbo del sonno. Si evince intanto dallo studio che, sia  complessivamente sia per i singoli parametri di giudizio, il miele è più efficace sia del destrometorfano che della non terapia. Inoltre, mentre l’efficacia del miele risulta aumentare con la durata del sintomo, quella del destrometorfano diminuisce nel tempo. Non significative, infine, risultano le differenze tra destrometorfano e non trattamento. Non fa meraviglia dunque che l’American Academy of Pediatrics non raccomandi l’uso di preparati a base di questo ampiamente usato (anche da noi) derivato morfinico, ritenendoli inefficaci e non privi di rischi: infatti, non mancano segnalazioni, specie per dosi incongrue, di psicosi, mania, allucinazioni, sonnolenza, anemia e altro ancora. Tornando al miele, a cosa deve la sua efficacia? Il miele impiegato nello studio succitato, derivato dal nettare di  fiori di grano saraceno, ha una elevata concentrazione di composti fenolici ad effetto antiossidante che forse (ma solo “forse”) non è ininfluente. Una ipotesi più originale viene dal Dr. Eccles dell’Università di Cardiff il quale, oltre che ribadire che gli sciroppi al destrometorfano non sono più efficaci di sciroppi placebo dolci, sostiene che sarebbero gli zuccheri di per sé ad indurre maggiore salivazione e secrezione di muco. Ciò determinerebbe un’azione emolliente su laringe e trachea, con sedazione specie della tosse secca notturna. Inoltre, gli sciroppi zuccherini indurrebbero pure la liberazione di endorfine (oppioidi prodotti dallo stesso sistema nervoso del paziente) che bloccherebbero lo stimolo della tosse agendo sulle fibre nervose sensorali che ne sono responsabili. Attenti comunque a non esagerare neppure con il miele, specie in bambini al di sotto di un anno anche se, salvo casi eccezionalmente rari di botulismo e di aritmia cardiaca dovuti a verosimili contaminanti, gli effetti collaterali nei piccoli assumenti miele sono modesti e simili a quelli più lievi segnalati pure per il destrometorfano (iperattività, nervosismo e insonnia). I “mielofili” possono insomma essere soddisfatti nel vedere confermate le loro credenze, senza per altro dimenticare che la tosse è pure un meccanismo difensivo e che va solitamente incontro a risoluzione spontanea (e…gratuita!).

Titolo originale. Miele antitosse: dalle credenze all’evidenza