VUOI FARTI AMPUTARE? SEI AFFETTO DA BIID (30/12/09)
Alle persone di comune buon senso sembra una follia che degli individui anelino a farsi tagliare parti sane del proprio corpo, generalmente arti o estremità. E invece questa patologia, nota come “Disturbo dell’identità dell’integrità biologica” (BIID, nella sigla inglese), esiste anche se è rara ma non rarissima. Alcuni di questi soggetti si mutilano da soli utilizzando una sega o disponendosi su una rotaia mentre il treno arriva, o usando un ascia, ma in maggioranza essi richiedono l’intervento di terzi, solitamente di un chirurgo. Questa deviazione non comprende coloro che, in assenza di turbe psichiche, praticano o esigono l’amputazione per motivi fiscali (l’obiettivo è di ottenere vantaggi assistenziali o assicurativi) o per evitare pericoli ritenuti inaccettabili (come l’invio in zone di guerra ad alto rischio). Il BIID riguarda specificamente soggetti che affermano di non sopportare più un proprio arto, o un’altra loro parte corporea, ritenuti inutili o fonte di insopportabile disagio esistenziale. Si tratta evidentemente di un disturbo psichico grave, per il quale le interpretazioni degli psichiatri non sono univoche: per alcuni alla base vi sarebbe il patologico desiderio di procurarsi un’amorosa attenzione del tutto assente nell’infanzia, per altri la convinzione di avere un “corpo sbagliato” rispetto alla loro identità percepita (al pari di quanto avviene in alcuni transessuali), per altri ancora il BIID è una deviazione sessuale per la quale il moncherino viene visto in chiave erotica. Un’ ipotesi più sofisticata è che nel cervello degli affetti da BIID mancherebbe sin dai primi anni la rappresentazione nella corteccia cerebrale dell’arto che per questo si rifiuta poi di avere: in tal caso l’arto fisicamente ma non cerebralmente presente è vissuto “come se fosse di un altro”. Questa sensazione di estraneità del resto può talora averla più o meno transitoriamente anche chi è andato incontro ad un ictus cerebrale. La interpretazione psicoanalitica diventerebbe così un’interpretazione neurologica. Alle incertezze terapeutiche riguardanti la terapia del BIID si aggiungono rilevanti perplessità di indole etica nel momento in cui i pazienti esigono di essere amputati da un chirurgo ritenendo l’intervento mutilante un loro diritto. Per alcuni giuristi questa pretesa pur raccapricciante è effettivamente un loro diritto, essendo la richiesta non dissimile da quella di coloro che si rivolgono ad un chirurgo per modificare il proprio aspetto estetico in quanto, anche in questo caso, si amputa (o si aggiunge!) qualcosa. Essenziale sarebbe tuttavia, a loro avviso, che l’esigenza di venire operati dei soggetti con BIID non sia estemporanea ma risulti oggettivamente persistente da tempo e che il paziente sia adeguatamente informato dei rischi che può correre con l’amputazione. All’opposto altri esperti di bioetica ritengono comunque inaccettabile l’accoglimento della richiesta di amputazione di un segmento anatomico sano e ritengono invece che sia necessario proteggere il soggetto con BIID dai suoi propositi autolesivi. Per i contrari all’amputazione non si può infine escludere un eventuale ripensamento del soggetto e nemmeno la eventualità che la ricerca psiconeurologica consenta nuovi dati e produca in futuro terapie di documentata efficacia di cui i soggetti già operati non potrebbero evidentemente beneficiare. Il fatto è che molti dei soggetti con BIID non si ritengono malati e non vogliono essere curati, paragonandosi ai pazienti che, all’opposto, preferiscono non farsi togliere un arto malato anche a prezzo di estreme conseguenze (drammatico il recentissimo caso della quarantenne ustionata di Sassari, morta per aver rifiutato l’amputazione di mano e piede). Questione finale da non sottovalutare è che i soggetti con BIID eventualmente “accontentati” nel loro desiderio di mutilazione comportano un costo sociosanitario non marginale, principalmente per quanto attiene alla pensione di invalidità.
Titolo originale. Deviazioni incredibili: disturbo dell’identita’ dell’integrita’ biologica