I GIORNALISTI E LA NOVITA’ DELLA NOTIZIA (20/1/09)

Salvo rare eccezioni i giornalisti che si occupano di medicina sulla carta stampata o in radioTV, e non solo in Italia, non hanno un preparazione specifica. A sottolinearlo è Susan Dentzer, Editrice capo di Health Affairs sul primo numero di gennaio 2009 del New England Journal of Medicine. Questi giornalisti colpevolmente sottovalutano che le informazioni sulla salute da essi trasmesse possono sia creare illusioni immotivate sia alimentare dubbi altrettanto ingiustificati. Il giornalista poco preparato in ambito scientifico e poco professionale è infatti attratto più che dalla intrinseca rilevanza di un problema medico, dalla “novità” della notizia. Secondo Dentzer, le notizie vengono così date “in bianco e nero”, mentre le realtà riguardanti la salute si spalmano su una gamma di grigio. La “novità” viene poi riferita succintamente senza tener conto di quanto c’è di contradditorio su quello specifico argomento. “ Noi giornalisti –scrive ancora Dentzer– non siamo medici, ma non per questo dobbiamo diventare degli imbonitori da baraccone; noi dobbiamo essere credibili e dare comunicazioni in tema di medicina finalizzate solo a trasmettere utili e chiare informazioni sanitarie al pubblico e non a perseguire secondi fini” [uno scoop]. Prive di un inquadramento più generale le informazioni riportate dai media possono davvero disorientare. Tra i tanti esempi scelgo quello che si riferisce all’abuso di caffè. Parecchi anni fa alcuni studi osservazionali suggerivano che il caffè assunto generosamente poteva essere un (co)fattore causale di alcuni tumori, tra cui quelli della vescica e del pancreas. Inoltre, enfatizzato allora dai media era soprattutto il caso di due coniugi olandesi emigrati in Australia, da anni smodati bevitori di caffè ad altissima concentrazione di caffeina. La rivista Gut dava notizia che, poco dopo l’arrivo nella nuova patria, uno dei coniugi era morto di cancro del pancreas e che a distanza di mesi moriva anche l’altro dello stesso tumore. Splendido materiale per uno scoop: “L’abuso di caffe è cancerogeno!”. La notizia veniva tuttavia riportata dai media senza precisare che lo studio era osservazionale (e quindi fragile),  senza sottolineare  che il caso dei coniugi era pur sempre aneddotico e, soprattutto, senza invitare alla prudenza interpretativa il lettore profano. La notizia diventava così indirettamente una direttiva medica indebita (“abolire il caffè!”), fornita da giornalisti ignoranti nello specifico. In data 11/1/2009 la Reuters riporta invece uno studio pubblicato in American Journal of Epidemiology, pur esso osservazionale, che attribuirebbe al caffè un ruolo protettivo nei confronti del cancro orale, del faringe e dell’esofago, e ciò sia in soggetti a rischio standard che in quelli a più alto rischio, come i forti bevitori e fumatori. Gli stessi autori dell’indagine invitano correttamente alla prudenza interpretativa e  auspicano che i dati siano oggetto di verifica in ulteriori studi prospettici. Se per ipotesi dei giornalisti dessero questa notizia omettendo che esistono dati contrastanti e mancando di sottolineare le raccomandazioni alla prudenza dei ricercatori, un lettore di buona memoria potrebbe sentirsi combattuto tra il proteggersi dai tumori dell’orofaringe e dell’esofago bevendo molti caffè o il prevenire quelli di vescica e pancreas non bevendolo affatto. Dentzer conclude rimarcando che se la responsabilità di un informazione non corretta è principalmente del giornalista, anche i medici spesso non sono privi di colpe. Intervistati circa i risultati di un nuovo studio essi non dovrebbero solo riportare “vanitosamente” i dati da loro ottenuti, ma precisare pure il relativo grado di evidenza e far presente che ci sono ricercatori che in precedenza hanno ottenuto risultati discordanti. “Essere completamente onesti con sé stessi è un buon esercizio”, dice Freud in Origini della Psicanalisi. Buono ma arduo, e non solo per giornalisti e medici: per i politici no?

Titolo originale. Giornalismo e medicina.