GUARDIA MEDICA SI’, MEDICI GUARDIE NO (12/3/2009)
E’ in atto un acceso dibattito sul fatto che, secondo il DDL “Sicurezza” già passato al senato, i medici di una struttura sanitaria pubblica, dopo aver assistito un immigrato irregolare, debbano denunciare alle autorità lo stesso paziente clandestino che hanno curato. C’è chi spara a zero contro questa norma ritenuta del tutto immorale ed incivile e chi ne mitiga il significato sostenendo che la denuncia sarebbe non obbligatoria ma a discrezione del medico. Qual è la posizione ufficiale dei diretti interessati cioè dei medici? A febbraio il Consiglio nazionale della Federazione Nazionale dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMeO) ha preso una posizione netta con un comunicato stampa che è stato trasmesso agli iscritti anche dall’ Ordine dei Medici di Bolzano. In esso la FNOMeO “esprime viva preoccupazione e forte dissenso per i contenuti del disegno di legge” ed evidenzia “come tale procedura sia in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento di professionale e dall’articolo 3 del codice deontologico.” Giuramento e codice impongono infatti di curare chi ne ha bisogno indipendentemente dall’etnia del paziente, dalla sua religione, dal sesso e dalla ideologia, mantenendo inoltre il segreto professionale. Sottolinea pure la FNOMeO, ciò che contribuisce evidentemente a complicare la questione, che i medici sono tenuti a “seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione.” Il che significa che le leggi non vanno rispettate se risultano violare i principi basilari del codice deontologico, cosa che inevitabilmente avverrebbe in base alla normativa in gestazione. La FNOMeO non si ferma qui, e prevede esplicitamente provvedimenti disciplinari per i medici che violassero il codice deontologico per “ubbidire” alle nuove disposizioni eventualmente approvate alla Camera. Al contrario, il medico che subisse sanzioni per non avere denunciato i pazienti irregolari avrà solidali a suo fianco gli ordini professionali.
Un secondo aspetto oggettivamente molto rilevante, anche questo di natura esclusivamente medica, sono le conseguenze che si avrebbero se i medici denunciassero gli irregolari. E’ chiaro infatti che in questo caso i clandestini di qualsiasi etnia (ciò che del resto si è registrato anche di recente per qualche mafioso non immigrato e “clandestino” solo per la Polizia), di fronte al pericolo di denuncia eviterebbero di sottoporsi a visita medica presso una struttura sanitaria pubblica. In tal caso le ricadute non sarebbero soltanto personali (“peggio per lui!”), ma riguardano tutta la cittadinanza. Infatti, grazie al fenomeno immigratorio, in tutto il mondo e non solo in Italia, stanno riaffiorando patologie infettive, che in Occidente erano ormai poco frequenti, in primis la tubercolosi. Un rischio non legato naturalmente solo alla immigrazione ma anche, come più volte si è ricordato in questa rubrica, alle sempre maggiori resistenze batteriche correlate all’abuso di antibiotici. Se i clandestini per paura di essere schedati disertassero i nostri ambulatori queste patologie ri-emergenti sfuggirebbero del tutto al controllo, con maggiore rischio di propagazione. Un problema non teorico dato che le stime approssimative (verosimilmente in difetto) ci dicono che i clandestini in Italia sono più di 500.000, un fenomeno che va combattuto senza eccessivo buonismo, ma non certo dai medici. Un collega si è chiesto provocatoriamente al riguardo se è immaginabile che un ginecologo, dopo aver prima aiutato a partorire una donna clandestina, poi la denunci. Conclusione animo aequo: per i cittadini meglio avere efficienti guardie mediche (non sempre ottimali) che medici guardiani.
Titolo originale. Guardia medica sì, medici guardia no.