L’INFLUENZA E I VACCINI E ALCUNI DUBBI (19/3/2009)
Il mio amico Tom Jefferson, epidemiologo di rango internazionale, rileva a alcune stranezze a proposito della vaccinazione. Non va naturalmente messa in discussione la validità delle vaccinazioni, cosa che invece fanno molti “terapisti alternativi”. Il prof. Ernst dell’Università di Exeter segnala infatti che per il 97% degli omeopati inglesi intervistati “i vaccinati soffrono di effetti collaterali peggiori della malattia” e” il vaccino agisce aumentando la persistenza della malattia.” In realtà, la scomparsa del vaiolo, la quasi scomparsa della paralisi infantile, il rapido declino dell’epatite B sono una inconfutabile prova di efficacia e sicurezza, ciò che vale anche per infezioni più comuni in età pediatrica come morbillo, parotite e rosolia. in Africa, un esempio tra i tanti, la vaccinazione contro il morbillo, avviata nel 2001, nei 5 anni successivi ha ridotto i decessi per questa infezione da 400.000 a 36.000. Tuttavia, per quanto attiene specificamente alla vaccinazione antiinfluenzale, pur “ragionevole” nei soggetti a rischio, Jefferson solleva non poche perplessità, sconcertato soprattutto dall’attuale silenzio mediatico. Nessuno infatti ricorda più il clamore sulla paventata catastrofica epidemia influenzale sollevato dai media e da istituzioni di riferimento come l’European Scientific Working group on Influence (gruppo…”plurisponsorizzato” che già ha floppato con le sue previsioni nel 2005-06) e la Società Scientifica degli Igienisti (“sarà la più aggressiva degli ultimi anni”). Coloro che, dimenticando l’enfasi delle precedenti previsioni, risultano stranamente silenziosi a stagione influenzale finita, Jefferson li considera “untorelli” pronti a prevedere, senza dati oggettivi, sette milioni di italiani a letto per Natale, un virus particolarmente aggressivo e una diffusione favorita dal gran freddo. “Come mai -dice Jefferson- gli attori non rispettano più il copione consueto?” I suoi interrogativi invitano a dubitare che ciò sia non casuale e per di più in contrasto con i dati ricavati da un decennio di osservazioni epidemiologiche secondo le quali la sindrome influenzale non è oggi il flagello ipotizzato per anni. In concreto, l’incidenza è stata quest’anno di circa 8 casi di influenza per 1000 abitanti, ben lontana dalle cifre proprie di un’epidemia. Questo dovrebbe spingere i media, in precedenza così allarmistici, a informare correttamente circa il sempre più modesto impatto della malattia. Da dieci anni, invece, si assiste a questa vistosa discrepanza tra previsioni catastrofiche a priori (con associato battage a favore di una vaccinazione diffusa) e, invece, il bilancio effettivo a posteriori molto più rasserenante (del tutto ignorato da media e istituzioni). Singolare che a fronte di 12 milioni di dosi di vaccino somministrate ogni anno, per un costo che supera i 100 milioni di euro, il profilo epidemiologico dell’influenza, appaia sostanzialmente immutato. Questa costanza, nonostante la variabilità ben nota dei virus, può essere perché gli agenti dell’influenza sono in minoranza tra i virus responsabili delle sindromi influenzali, oppure perché la efficacia del vaccino viene sovrastimata (in buona o cattiva fede) o, ancora, perché l’aggressività dei virus influenzali si scontra oggi con una popolazione più protetta, più ben nutrita, più resistente. Sospetti fondati di pressioni commerciali o solo ipotesi quelle di Jefferson? E’ comunque significativo che il “guru della pandemia” David Navarro abbia al riguardo dichiarato: “Beh, forse, abbiamo esagerato un po’ con tale pericolo.” C’è dunque qualche motivo di riflessione per i decisori pubblici, posto che tra i loro obiettivi ci sia, come dovrebbe, anche quello di evitare gli sprechi in ambito sanitario.
Titolo originale. Influenza: dalle stelle alle.. stalle?