LE STAMINALI TRA FEDE E SCIENZA (15/4/2009)
Le cellule staminali sono cellule “primordiali” non ancora specializzate in grado di trasformarsi in cellule dotate di morfologia e funzione peculiari, diverse a seconda dell’organo che andranno a sviluppare. Se si potesse “imporre” a queste cellule di diventare cellule sane e funzionanti atte a riparare, e magari a sostituire, un tessuto o un organo malato (cute, fegato, rene, cuore, cervello, midollo e via dicendo) le conseguenze cliniche potrebbero essere straordinarie. Tuttavia, la potenzialità evolutiva delle staminali è molto variabile. Esistono infatti le staminali “totipotenti” capaci di originare l’intero organismo, quelle “pluripotenti” capaci di evolvere verso ogni tipo di tessuto adulto, quelle “multipotenti” capaci di originare solo alcuni tipi di cellule e quelle “unipotenti” da cui può nascere un’unica linea cellulare. Totipotenti, e quindi con massima possibilità di trasformazione in qualsiasi tipo di tessuto, sono solo le staminali embrionali, presenti cioè in una fase precocissima dell’embrione (detto blastula, 6-7 giorni di vita dal concepimento) costituito da una manciata di cellule. Purtroppo, per coltivare le staminali embrionali e pensare ad un loro futuro utilizzo clinico, la blastula deve essere distrutta. Diversamente, le cellule staminali che si ricavano da tessuti dell’adulto (o del bambino o del cordone ombelicale), sono solo multipotenti. Mentre lo studio e l’uso di queste ultime (fino ad ora con maggiore o minore successo) nel trattamento di alcune malattie non ha provocato reazioni etiche particolari, lo studio sulle cellule staminali embrionali totipotenti ha suscitato forti reazioni da parte della Chiesa per la quale la blastula è già un essere umano. In quest’ottica, la distruzione della stessa è pertanto vista come un omicidio. Questa riserva etica ovviamente non c’è in chi ritiene che né l’uovo fecondato, né la blastula con le sue poche cellule possano già considerarsi “individuo”. Comprensibile pertanto l’entusiasmo della Chiesa per la creazione da parte del giapponese Yamanaka e dell’americano Thomson di staminali simili a quelle di tipo embrionale partendo da cellule cutanee dell’adulto. Evidentemente ciò estinguerebbe il contenzioso etico, in quanto studio e utilizzo di staminali totipotenti potrebbero essere realizzati senza “sacrificare” le decine di migliaia di embrioni congelati già esistenti i quali, tra l’altro, per la legge in vigore, non possono comunque essere reimpiantati in un utero, e possono solo essere mantenuti così o buttati, ma non essere utilizzati (ciò che in verità sembra paradossale!) per la ricerca. Purtroppo, per ammissione degli stessi Yamanaka e Thompson, al momento non è affatto dimostrata l’equivalenza tra le embrionali vere e staminali ricavate da cellule adulte. Questa è una delle ragioni per cui, sollecitato dalla comunità scientifica, Barack Obama pur dichiarando apertamente la sua fede (“Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze.”) ha nuovamente consentito e finanziato la ricerca sulle staminali embrionali bloccata da Bush. In ogni caso, ritenere equivalenti le staminali embrionali vere e quelle derivate da cellule adulte è una tesi per il momento scientificamente insostenibile, come lo è l’affermazione di qualche alto prelato che le staminali embrionali “non servono a nulla e finora non c’è stata una guarigione”. Le riserve etiche in un campo così complesso e delicato devono essere considerate attentamente e con rispetto anche da chi non le ritiene valide, ma non devono essere travestite da informazioni non coerenti con i dati scientifici oggettivi.
Titolo originale. Cellule staminali tra fede e scienza