GAS SERRA: ALIMENTI PEGGIO DELLE AUTO? (21/4/09)

Le idee sull’impatto dei gas-serra non sono univoche tra gli esperti, ma la maggioranza ritiene che il loro  progressivo incremento nell’atmosfera bene non faccia. Tra i non esperti il pensiero corre inevitabilmente ai tubi di scappamento o alle ciminiere degli stabilimenti industriali, e si ignora che tra le fonti di inquinamento va inclusa pure la alimentazione. Un recente rapporto della FAO, ripreso da Nathan Fiala su “Le Scienze”, affronta invece proprio questo problema. In effetti, il consumo di carne, verdura e frutta implica costi ambientali occulti costituiti da allevamento, coltivazione, trasporto, refrigerazione e combustibili, con produzione di diversi gas-serra il cui potenziale di riscaldamento viene per convenzione espresso in CO2-equivalenti. Alla quantità complessiva di gas-serra prodotto, quantificabile in 38 miliardi di tonnellate di CO2-equivalenti per anno, gli alimenti non concorrono in modo omogeneo e la responsabilità maggiore spetta alla carne bovina. Dato il costo della carne il fenomeno, salvo eccezioni, è ovviamente molto più evidente nei Paesi ricchi. Le differenze in consumo annuo pro capite risultano pertanto impressionanti: 54 kg in Argentina, 41 negli USA, 1 kg in Moldavia (nel Terzo Mondo?). La produzione di effetto serra legato al consumo di carne bovina, secondo l’esperta di economia ecologica Susan Subak dell’Università dell’East Anglia, va ascritta principalmente al taglio di alberi e piante attuato per aumentare il  terreno utile alla coltura foraggera, con conseguente calo della capacità di assorbimento di CO2. Il potenziale inquinante di altri alimenti è molto inferiore a quello della carne di manzo, come risulta da uno studio comparativo riguardante l’emissione in CO2-equivalenti provocata da 225 grammi dei seguenti alimenti: 59 per le patate, 66 per le mele, 91 per gli asparagi, 249 per il pollame, 862 pei il maiale e ben 3.360 per i bovini. C’è chi si premurato di  confrontare quanto percorso farebbe una vettura a benzina (che fa 12 km con un litro) che inquinasse con CO2-equivalenti pari a quelli  prodotte da 225 grammi degli stessi cibi sopra indicati. I risultati sono sorprendenti: patata 300 metri, mele 320 metri, asparagi 440 metri, pollo 1,17 km, maiale 4,1 km, manzo 15,8 km! Per qualcuno questi dati dovrebbero far riflettere, spingendo la gente verso un’alimentazione meno inquinante: per esempio meno carne bovina e preferenza  per cibi prodotti localmente (e quindi risparmio di trasporto, conservazione, ecc). Non mancano tuttavia le perplessità, non credo solo mie, di fronte a sollecitazioni del genere. La riduzione del gas-serra ottenuta per iniziative individuali di questo tipo risulterebbe infatti insignificante se non inserita in iniziative decisionali a 360 gradi riguardanti anche, ma non solo e non in primo luogo, l’alimentazione. Purtroppo i Paesi in grado di assumere provvedimenti del genere, hanno mostrato finora di essere attenti più all’immediato che al futuro.

PS. Interessante uno studio recente della McAfee sull’effetto serra dei 60.000 miliardi di messaggi inutili che arrivano ogni anno via e-mail: per gestirli, server, PC e modem comportano l’immissione di CO2-equivalenti pari a quelli prodotti da 3 milioni di vetture che consumino ogni anno 7 miliardi di litri di benzina. No spamming!

Titolo originale. Gas serra: alimenti peggio delle automobili?