I CITTADINI E LA SANITA’ PERCEPITA (12/5/099)
Nonostante i progressi incessanti della medicina, i pazienti sono spesso insoddisfatti per tutta una serie di motivi. Di tale aspetto si occupa il “Rapporto PIT salute 2008”, presentato pochi giorni fa a Roma in sede ministeriale a cura di Cittadinanzaattiva e del Tribunale dei diritti del malato, movimenti di partecipazione civica finalizzati a tutelare i diritti dei cittadini specie in ambito sanitario. Molti dei 25.000 cittadini sotto esame si lamentano di essere oggetto di scarso rispetto come persone, di poca considerazione come pazienti, di non venir ascoltati con attenzione, di non venire informati adeguatamente circa il percorso da intraprendere. Due sono per il Pit salute le conseguenze di tali carenze: l’aumentato rischio di contenziosi e la crescente sfiducia nelle figure professionali (chi scrive ci aggiunge pure la maggiore propensione verso cure alternative erroneamente percepite come ”intrinsecamente” più umane). Di scarsa “umanizzazione” vengono accusati per primi i pediatri (dal 31% del campione), seguiti da medici di medicina generale (25%), riabilitatori intra moenia (21%), assistenti residenziali (20%), strutture riabilitative (18%), ricoveri (10%). Di (presunta) malpractice, invece, vengono incolpati ortopedici (17% del campione), oncologi (13%), ginecologi (7%), chirurghi generali, oculisti e odontoiatri (5%) e medici del Pronto Soccorso (2%). Dal Rapporto affiorano inoltre trattamenti e diagnosi errati (per l’88% in strutture pubbliche) nel 50% e, rispettivamente, nel 26 dei casi %. Più della metà dei cittadini vittime di questi errori si limita a segnalare l’errore, il 26% lamenta un rapporto medico-paziente insoddisfacente, il 21 % segnala cure complessivamente poco umane e il 28% decide di avviare azioni medico-legali. Sempre dal Pit salute risulta pure pesante per il cittadino il ritardo burocratico del riconoscimento d’invalidità (segnalato dal 40%), in primo luogo nei malati di tumore e in quelli disabili, o in anziani e/o in pazienti con malattie croniche degenerative. Le stesse procedure di reversibilità (cioè di trattamento di pensione ai superstiti) sono considerate complicate e lente dal 20% del campione, grave carenza questa perché su persone già penalizzate da malattie e invalidità (in ascesa) incontrano inefficienze burocratiche più che provvedimenti tempestivi di supporto del famigliare che per anni ha magari “collaborato” con la sanità pubblica, colmandole non di rado le insufficienze. Si sentono infine “lasciate sole” le famiglie (28%) che hanno in casa congiunti con patologia mentale. Nonostante le “percezioni” dei cittadini oggetto del rapporto debbano essere verificate nella loro oggettiva concretezza, è innegabile che dal Pit salute 2008 la cosiddetta classe medica ne esce dunque piuttosto malconcia. Tuttavia, come già ho ribadito in questa rubrica, molte volte gli errori sono “di sistema” e le responsabilità del disagio non vanno pertanto scaricate unicamente sui medici. Inoltre, chi si lamenta, sottovaluta il fatto che molti colleghi lavorano in condizioni spesso non ottimali, in sotto organico e pressati da problemi burocratici, con inevitabili ma incolpevoli ripercussioni sull’utenza. Chi, medico o no, è insoddisfatto e magari preoccupato del suo destino (i precari, in primis) è difficile che dia il meglio di sé nel suo lavoro. In una società superficiale che ha smarrito il senso dell’interesse collettivo, e più facile che ciascuno pensi prevalentemente ai fatti propri. Anche in sanità.
Titolo originale. Cittadini e sanita’ percepita.