ACIDO URICO TRA VECCHIO E NUOVO (19/5/09)
Mia nonna Mery parlava di “acidi urici”, ma in realtà l’acido urico è uno solo ed è comunemente collegato alla gotta. Tuttavia, un recente numero del New England Journal of Medicine segnala che a partire dagli anni ’50 molti studi clinici assegnano all’acido urico un ruolo di cofattore nell’insorgenza di malattie ben diverse dalla gotta, quali ipertensione, coronaropatie, angiosclerosi cerebrale, sindrome metabolica e insufficienza renale. Per quanto attiene all’aumento della pressione arteriosa, l’acido urico risulterebbe essere soprattutto un rilevante fattore predittivo del suo progredire. Prova indiretta sarebbe il fatto che l’iperuricemia è riscontrabile in media nel 40% degli ipertesi e nel 90% degli ipertesi adolescenti con malattia al suo esordio. Inoltre, abbassando la uricemia negli adolescenti ipertesi con l’allopurinolo si ottiene una riduzione della pressione. Dati dunque di sicuro interesse, benché vada ribadito con forza che “associazione” non è necessariamente sinonimo di “relazione causale”. Lo stesso vale pure per la associazione tra iperuricemia e sindrome metabolica, costituita in primis da obesità (soprattutto viscerale), diabete mellito e aumento dei grassi nel sangue. Per ciò che concerne la componente obesità, che associazione potesse in questo caso significare correlazione è stato inizialmente suggerito da studi sperimentali dimostranti la regressione di questa sindrome negli animali in cui veniva ridotta l’uricemia. E’ possibile che l’acido urico in eccesso svolga un effetto diretto sulle cellule adipose con conseguente abnorme produzione e accumulo di grasso. Inoltre, studi non nell’animale ma clinici indicano che l’acido urico in eccesso, probabilmente alterando la funzione delle cellule che tappezzano arterie, vene e linfatici, può danneggiare vasi come carotidi, coronarie, rami arteriosi cerebrali. Questo rischio sembra soprattutto evidente in soggetti di sesso femminile e specie se già a rischio di cardiopatia per altri fattori. E’ significativo al riguardo che due grossi studi, uno sull’ipertensione e uno sulle coronaropatie, abbiano dimostrato benefici clinici di un ipotensivo, il losartan, e di un farmaco anticolesterolo, l’atorvastin, i quali oltre che esercitare il loro effetto principale sono risultati pure efficaci nell’abbassare la uricemia. Resta infine da segnalare la possibile azione lesiva dell’acido urico sui reni indipendentemente dalla formazione di calcoli uratici nelle vie urinarie (evento osservabile anche nella gotta). Infatti, anche in assenza di una precipitazione di urato nel rene e nelle vie urinarie, l’iperuricemia può provocare alterazione delle piccole arterie intrarenali (preglomerulari), microperdite urinarie di albumina e, specie in soggetti con concomitante diabete, deficit di filtrazione. E’ inoltre dimostrato che il trattamento dell’iperuricemia anche asintomatica (cioè in assenza di attacchi di gotta) migliora la funzione renale e che, al contrario, la sospensione del trattamento la peggiora. Nonostante questo ruolo patogeno più ampio specie in area cardiovascolare non sia confermato da tutti gli studi, e tra questi quello ben noto del Framingham Heart Study Group, è meglio che i soggetti con uricemia maggiore di 8-9 mg%, gottosi o no, cerchino di ridurre la concentrazione ematica di questo acido. Non possono che trarne vantaggio da tutti i punti di vista.
Titolo originale. Acido urico tra vecchio e nuovo.