GLI INTEGRATORI ALIMENTARI? CON PRUDENZA (18 giugno 09)
Si è più volte ribadita in questa rubrica la necessità che anche gli integratori contenenti derivati vegetali subiscano lo stesso controllo di qualità, efficacia e sicurezza previsti dalla legge per i medicinali prodotti dall’industria farmaceutica, ciò che di fatto non avviene. Uno o più componenti dell’integratore possono pertanto risultare tossici di per sé o l’integratore può venire illecitamente arricchito di composti potenzialmente pericolosi. In Italia l’etichetta degli integratori deve essere notificata al Ministero, ma le aziende hanno solo la responsabilità di attestare l’attendibilità dei fornitori delle materie prime, senza essere obbligate a verificare l’eventuale presenza in esse di principi attivi. Ciò spiega perché sul totale di effetti avversi riportati dal 2002 al 2009 (in primis gastrointestinali, cutanei e di natura psichiatrica) il 71% spetti all’uso di preparati naturali non registrati come farmaci. Un’analisi dell’Università di Firenze attuata di recente su di un integratore che abbassava “stranamente” la pressione arteriosa ha dimostrato la presenza di reserpina, derivata dalla Rauwolfia serpentina, pianta per legge non ammessa negli integratori. Altro integratore a base di artiglio del diavolo, partenio e agnocasto è risultato contenere nimesulide, antiinfiammatorio in sospetto di forte epatotossicità, non in vendita negli USA, ritirato in Islanda per aver persino comportato dei trapianti di fegato e per il momento “diffidato” dall’EMEA (ente europeo di vigilanza sui farmaci). La vendita in farmacia è stata bloccata dalle aziende produttrici, ma gli acquisti sono possibili via internet. Indicativo pure il caso segnalato dalla dr.ssa Paola Moro, del Centro Antiveleni di Milano, riguardante il “Freddo Baby”, sciroppo antifebbrile commercializzato come “alimento”, contenente salicilati, già ritirato dal commercio perché causa di emorragia gastrointestinale e shock in un bimbo di 3 anni. E’ sconcertante che le due ditte italiane produttrici consultate al riguardo dalla dr.ssa Moro “non sono state in grado di fornire indicazioni sula titolazione dei principi attivi, per altro non richiesta dalla normativa vigente per i preparati venduti come <alimento>”. La dr.ssa Moro conclude lamentando più in generale che “la prescrizione di medicina non convenzionale da parte di medici e pediatri avviene frequentemente, senza una sufficiente conoscenza delle proprietà medicinali degli stessi, ma solo in base alle informazioni dei rappresentanti delle aziende produttrici.” Le reazioni avverse da integratori alimentari sono in progressiva crescita anche nel nostro Paese, complice la grande promozione sui media che esalta integratori e ricostituenti acquisibili senza ricetta. Il responsabile di farmacovigilanza dell’Università di Firenze, dr. Mugelli, ricorda che è stata chiesta l’autorizzazione al commercio di ben 8000 integratori alimentari e, pertanto, un’ipotetica loro autorizzazione d’emblèe comporterebbe l’arrivo nelle nostre farmacie (già ben provviste!) di più di 2 preparati al giorno. Per quantificare il rischio degli integratori sarebbe necessaria la segnalazione di tutte le reazioni avverse al farmacista e/o al proprio medico, i quali, a loro volta, dovrebbero poi trasmettere i dati alle autorità competenti. Ma molto pochi lo fanno.
Titolo originale. Integratori alimentari: la prudenza non è mai troppa.