ATTENTI ALLE BUFALE E ALLE RIVISTE FALSE PER FARMACI DANNOSI (24 GIUGNO 09)
E’ comune la percezione che nel guadagnare illecitamente sulla pelle dei pazienti i protagonisti principali siano talora industria farmaceutica, funzionari corrotti o medici senza scrupoli. Si ignora, invece, il ruolo occulto, ben travestito e pochissimo chiacchierato dell’industria editoriale relativa alle riviste scientifiche. Quando si legge che l’indagine è stata pubblicata su un “autorevole” rivista, ci si rilassa, specie se la rivista è un journal scritto in inglese e specie se questo journal è pubblicato da una nota casa editrice internazionale. In una recente riunione medica sul Lago d’Orta all’insegna del “Primum non nocere” l’amico epidemiologo Tom Jefferson ha sollevato proprio questo problema producendo una documentazione ineccepibile che ha letteralmente sbalordito i presenti. In questa rubrica cerco semplicemente di sintetizzare quanto l’oratore ha illustrato. La ditta Merk “vecchia” (quella “nuova” è stata ristrutturata e opera con codice etico –dice Jefferson-), protagonista dello scandalo rofecoxib (o Vioxx) contrassegnato da numerosi accidenti cardiovascolari e decessi, per frenare la crescente ondata d’allarme decide di non “agire in proprio”, ma di utilizzare la casa editrice scientifica più grande del mondo, la ben nota Elsevier. Da notare che molto spesso – sottolinea sempre l’epidemiologo- “l’industria delle pubblicazioni ogni tanto emette encicliche moraleggianti e di alto contenuto etico e forza i ricercatori che pubblicano a dichiarare gli eventuali finanziamenti ricevuti e i possibili conflitti di interesse”. Ma predicare bene e razzolar male è una condotta comportamentale molto gettonata ai nostri giorni, e infatti cosa fa la Elsevier? Non solo glissa sul proprio conflitto di interessi ma accetta pure di inventare, stampare e distribuire una rivista internazionale ”falsa” (o meglio che non esiste!) dal titolo “Australasian Journal of Bone and Joint Medicine” (Giornale australasiatico di medicina delle ossa e delle articolazioni), finalizzata sia a difendere il farmaco Vioxx, e quindi l’immagine aziendale, sia a sdrammatizzare numero e gravità degli effetti collaterali via via denunciati. A scrivere gli articoli addomesticati in questa inesistente rivista sono dei collaboratori pagati per delegittimare i pazienti o i medici che hanno segnalato le gravi conseguenze del trattamento con rofecoxib (la lista degli autori comprati o fantasma può essere ottenuta in rete al sito http://dida.library.ucsf.edu). Falso aggiuntivo nella rivista fasulla era che in essa venivano pure indicati consulenti autorevoli ma del tutto ignari di essere stati inclusi in un board teoricamente deputato ad accettare o a rifiutare i lavori scientifici inviati per la pubblicazione. L’editoria truffaldina è più colpevole e disinvolta dell’industria farmaceutica -commenta Jefferson- perché quest’ultima ha di fatto come obiettivo più… gratificante quello di vendere farmaci, ed è già tanto se si attiene ai controlli previsti, mentre l’editoria dovrebbe essere solo…editoria e non prestarsi “per vile moneta” a coprire fatti che hanno pesantemente danneggiato pazienti indifesi. Alla fine della sua lettura Jefferson ha proposto uno schema di consigli pratici per consentire al lettore, medico e no, di difendersi al meglio dalle cattive pubblicazioni (che spesso sottintendono una cattiva ricerca!). In conclusione, in questo come in altri campi: “Attenti alle bufale!”, ed è così che si intitola pure un aureo libro dello stesso Jefferson, da non perdere. Chi poi volesse “sconvolgersi” e leggere i primi 2 numeri della rivista fantasma può consultare il sito http://www.attentialle bufale.it/qualita/maestro7.html.
Titolo originale. Megabufala in medicina con protagonisti insospettabili.