GLI ONCOLOGI E LA VERITA’  (2 LUGLIO 2009)

I quotidiani hanno opportunamente riferito sulla riunione di lunedì scorso (sala Congressi dell’Ospedale di Bolzano) della Associazione Italiana degli Oncologi Medici (AIOM).  In sostanziale sintonia tra i due giornali vengono riportate sinteticamente sia la posizione critica e le perplessità degli oncologi riguardante l’attivazione a Merano di un Servizio di alcune terapie medicine alternative-complementari (CAM) da impiegare in pazienti affetti da tumore, sia la posizione favorevole dell’Assessorato. Il meeting, che mi ha visto tra i relatori ufficiali, merita qualche commento e la seguente affermazione pregiudiziale: qualsiasi iniziativa venga intrapresa per aiutare in qualsiasi modo, fosse anche solo in termini di qualità, la vita dei pazienti oncologici non può che essere condivisa pienamente. Il problema è se l’aiuto che si vuol dare, e che ha dei costi, sia validato da evidenze cliniche o non sia sollecitato da opportunità politiche o da pressioni emotive. Di fatto, il lavoro di verifica che si vorrebbe fare, anzi che si farà, a Merano è stato…già fatto (ad abundantiam!) dalla comunità scientifica internazionale. Sintetizzo in proposito qualcuno  tra i tanti documenti qualificanti. Il primo è del NICE (2007), Istituto Nazionale per l’Eccellenza Clinica operante in Inghilterra (terra in cui è tra l’altro particolarmente forte la pressione della casa reale inglese a favore delle terapie non convenzionali), organizzazione indipendente che ha il compito di provvedere una guida nazionale per stabilire ciò che è utile per la salute e per la prevenzione delle malattie. Afferma il NICE che “fino ad ora non c’è nessuna guida clinica per poter raccomandare l’omeopatia (idem per altre CAM) per nessuna condizione patologica”. Il secondo documento, della Associazione Medica degli Stati Uniti (JAMA 2008),  sottolinea: 1) che i 7500 studi reperibili in una prestigiosa banca dati riguardanti le varie medicine complementari alternative sono per la maggior parte assai scadenti (come del resto molti studi della medicina convenzionale). E’ noto che la numerosità di studi scadenti non aumenta, anzi, l’attendibilità degli  stessi; 2) che la valutazione d’efficacia quando i parametri di giudizio sono soggettivi (una regola pressoché costante nei trattamenti alternativi), o quando dipende dall’abilità/carisma del terapeuta,  è molto aleatoria; 3) che le prove devono invece essere rigorose per ogni pratica terapeutica se si vuole davvero far del bene ai pazienti e alle loro famiglie.

Un terzo documento è la lettera urgente inviata nel 2008 alla Royal Pharmaceutic Society dal prof. Edzar Ernst. Il professore, nato a Berlino, con carriera inizialmente cominciata all’Ospedale Omeopatico di Monaco, per anni omeopata e agopunturista lui stesso, è attualmente Direttore di una Cattedra di Medicina Complementare Alternativa in una università inglese. Nella lettera urgente Ernst raccomanda: 1) di “mettere alle strette i farmacisti che vendono rimedi omeopatici senza avvertire che questi non hanno effetti specifici sugli esseri umani” e 2) di “permettere naturalmente ai pazienti di comprare quello che vogliono,  dicendo loro però la verità su ciò che stanno comprando”.

Resta da considerare l’uso caritatevole o compassionevole delle terapie complementari. Va ribadito che se queste giovano comunque al paziente non esiste problema né concettuale né etico, purché la diagnosi sia stata posta con estrema attenzione e purché non si sostituiscano in base a preconcetti terapie validate già disponibili (pericoli tutt’altro che teorici, come hanno di recente registrato cronache drammatiche, anche in Regione). In ogni modo, il prof.  Ernst ritiene comunque indimostrato che i benefici delle CAM-palliative siano superiori a quelli delle cure palliative convenzionali che vengono regolarmente fornite dalla medicina convenzionale. Ne sono buon esempio le cure palliative erogate dal reparto di geriatria, dove in particolare il dr. Bernardo  porta avanti con umanità e professionalità (e non poche difficoltà!) una battaglia encomiabile a favore di pazienti tormentati da patologie croniche, tumorali e non. E lo stesso potrebbe dirsi per molti altri colleghi sia sul territorio che ospedalieri. Non tutti saranno così? Certamente no, ma non possiamo pensare che solo la esigua minoranza dei colleghi “alternativi” siano umani e che quelli convenzionali (che per l’80 per cento di entrambi i gruppi linguistici si sono dichiarati contrari all’attivazione del servizio a Merano) siano disattenti nei confronti dell’ammalato. Mi sembrerebbe piuttosto offensiva questa assunzione. Ultima nota riguarda la fitoterapia.  Questa non dovrebbe proprio fare parte delle CAM,  i fitofarmaci possono risultare molto efficaci ma anche pericolosi ed è per questo che dovrebbero passare al vaglio degli stessi controlli che subiscono i farmaci tradizionali. Cosa che non avviene per insufficienza di norme né qui da noi né in altri Paesi, Sati uniti compresi. Personalmente io penso che i politici siano molto più adatti dei medici a gestire una cosa complessa come la sanità e i suoi poliedrici aspetti, ma sono altrettanto convinto che i medici vadano sentiti e coinvolti, Ordine dei Medici incluso, spesso informato in passato solo a cose fatte. Ineffabile, infine, che il reparto di oncologia del nostro ospedale mai sia stato sentito in proposito a priori, nonostante l’efficienza ed il riconosciuto prestigio di cui gode e di cui lo stesso assessorato potrebbe essere giustamente orgoglioso.  Come spesso avviene, anche altrove e in altri ambiti, le cose decise in alto loco non si possono cambiare, ma rimane la soddisfazione, piccola ma significativa, di far sapere che si possono prendere in giro tanti , ma non tutti.

 

 

Titolo originale. Oncologi,  politica e medicine complementari-alternative.