LA STIMA DELLE TECNOLOGIE SANITARIE (21 luglio 2009)

Non nuovo in realtà, ma poco noto se non agli addetti ai lavori, è l’HTA che sta per Health Technology Assessment, uno strumento di indagine circoscritto in Italia a poche realtà istituzionali. Una traduzione di HTA potrebbe essere “Stima delle tecnologie sanitarie” e di fatto consiste in un’attività di controllo oggettivo dell’efficacia, della sicurezza e del rapporto costo-efficacia considerati complessivamente. In altre parole, si potrebbe anche dire che obiettivo del HTA è lo studio delle “possibili ripercussioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche della introduzione di una nuova tecnologia.” Le valutazioni come i documenti prodotti dal HTA sono molto complessi e poliedrici e includono una revisione sistematica delle prove di efficacia di un farmaco o di un apparecchio diagnostico o di uno strumento terapeutico, finalizzata a ridurre i costi e a individuare progetti sanitari di cui possano beneficiare il maggior numero possibile di pazienti. Uno spettro di obiettivi così ampio e di così alto valore socio-sanitario richiederebbe ovviamente che coloro che se ne devono occupare siano persone di alta caratura. Purtroppo per gli inevitabili e intuitivi interessi in gioco si assiste –per l’epidemiologo Jefferson- ad “un vero e proprio arrembaggio da parte di autori non qualificati o che non hanno la più pallida idea di che cosa significhi una seria attività di HTA. E’ per questo che i documenti provenienti da privati o che hanno finanziamenti privati chiaramente identificabili devono essere subito cestinati”. Ma perché c’è interesse a entrare nel business dell’HTA? La risposta è sempre quella: questione di soldi. Entro il 2010 si è calcolato che il 30% del budget destinato alla sanità dovrebbe essere speso per nuove tecnologie sanitarie. Ma cosa si intende esattamente per “tecnologia sanitaria”? L’International Network of Agencies for  HTA (INAHTA) la definisce come segue: “prevenzione e riabilitazione, vaccini, farmaci e protesi, procedure mediche o chirurgiche e sistemi con cui questi sono gestiti e mantenuti”. L’INAHTA potrebbe essere il nucleo centrale di un’auspicabile standardizzazione internazionale che si dovrebbe essenzialmente basare su: a) identificazione delle prove di efficacia di un determinato intervento diagnostico/terapeutico; b) valutazione dell’impatto economico dell’ intervento, quindi la definizione del rapporto di costo/efficacia; c) stima delle conseguenze sociali ed etiche dell’intervento messo in atto; d) identificazione conclusiva della migliore pratica sanitaria che consenta di migliorare la qualità e di mantenere bassi i costi. Di questo strumento valutativo ne può trarre vantaggio sia l’individuo che la collettività nel suo complesso. Naturalmente l’HTA, risente direttamente pure dell’entità delle spese sanitarie e quindi dei fondi riservati alla sanità che, anche in Paesi più ricchi del nostro, non sono certo infiniti. L’importante è che la decisione in merito sia razionale, non politica e non emotiva, ma basata sulle indicazioni di esperti indipendenti e preparati anche sotto il profilo etico, selezionati possibilmente per merito e non per designazione partitica. Un buon uso dell’Health Technology Assessment dovrebbe essere l’obiettivo primo di una buona sanità. Spes ultima dea.

Titolo originale. HTA: nuovo strumento in medicina e in politica sanitaria.