LA SALUTE E LA PUBBLICITA’ INGANNEVOLE (4 agosto 2009)

Fatta la legge, trovato l’inganno. Questa lapidaria verità me la sento ripetere fin da quand’ero bambino, insieme alla bufala che la legge è eguale per tutti. Per quanto attiene alla salute, è noto che in teoria non sarebbe lecito  propagandare i medicinali né sulla carta stampata né in radiotelevisione. Ma in un mondo in cui l’antico “pecunia non olet” trova più estimatori che gente indignata, i modi per scansare quella norma non mancano. Per prima cosa si gioca sul fatto che la disposizione vale per i farmaci ma non per gli alimenti e tutta quella serie di prodotti (integratori, energizzanti, ecc.) che vanno spesso sotto l’onnicomprensivo nome di “nutriceutici”. Già sfruttando questa ambiguità si può dire qualcosa di promozionale restando ancora nei limiti di quanto prevede la legge. Tuttavia, alle volte i limiti si superano o più semplicemente l’Autorità Garante si fa più attenta e allora scoppiano degli scandali che “stranamente” raggiungono poco l’opinione pubblica e/o, comunque, l’ampiezza della notizia sui media risulta di gran lunga inferiore a quella riservata alla promozione: qualche veloce passata nei TG a fronte di spot implacabili e insistenti su tutte le reti.  Pochi sanno, per esempio, che  due ditte molto “visibili “ quali Danone e Unilever, sono state sanzionate i mesi scorsi  e condannate a pagare una  multa pecuniaria per pubblicità scorretta e ingannevole. Ne dà invece opportuna notizia, e la commenta, “Dialogo sui farmaci”, forse l’unica rivista in circolazione veramente indipendente che cerca di  tutelare medici e cittadini dalla pseudoinformazione. Come in altre occasioni l’Antitrust ha stabilito la sanzione in base  alla gravità del dolo informativo, delle sue possibili conseguenze e alla sua durata. Per  quanto concerne il preparato “Proactiv” della Unilever, che si propone come efficace preparato anticolesterolo, i messaggi promozionali sono stati giudicati omissivi e fuorvianti “in quanto…idonei ad indurre in errore  i consumatori sulle caratteristiche del prodotto e sui risultati che si possono attendere dal suo uso” (http://www.agcm.it/ , PS649 del 29/04/09). E non basta: il messaggio si è ritenuto anche “ingannevole” perché per l’Antitrust è in grado indirizzare l’acquirente verso diete poco equilibrate. Ancora, per valorizzare la campagna di promozione/prevenzione la ditta ha coinvolto, ottenendone il benestare, la Società Italiana di Cardiologia  con previsione di visite e controlli gratuiti presso i punti vendita. Chiaro per l’ente regolatorio l’intento di ”offrire credibilità scientifica all’efficacia del prodotto pubblicizzato.”  Lo stesso è successo per il Danacol (de)cantato con grande frequenza dall’infartuato Little Tony. Anche per tale prodotto i messaggi sono stati giudicati omissivi, fuorvianti e idonei a “trarre in inganno i consumatori” (http://www.agcm.it/ , PS20 del 29/04/09). A supportare la pubblicità del Danacol è stata la Società dei Medici di Medicina Generale (SIMG), che ha concesso  l’uso del proprio logo. Le sanzioni pecuniarie comminate dall’Antitrust sono state rispettivamente di 100.000 euro per la Unilever e di 300.000 euro per la Danone, una cifra forse già preventivata ma molto probabilmente pure “ammortizzata” grazie al successo di vendita favorito dalla promozione. Difficile pertanto non sintonizzarsi sulle conclusioni di “Dialogo sui Farmaci”, che riporto alla lettera: ”Le società medico-scientifiche non dovrebbero mettere a rischio la loro credibilità sostenendo iniziative che altro non sono che campagne pubblicitarie”. I cittadini hanno il sacrosanto bisogno di fidarsi di qualcuno. O no?

Titolo originale. Salute pubblica e pubblicità ingannevole.