FARMACI ANTICALVIZIE: EFFICACI O SOLO PUBBLICITA’?
Ogni centimetro quadro del nostro cuoio capelluto contiene in media 150-250 capelli, il cui numero assoluto oscilla tra 100.000 e 150.000, massimo per i biondi e minimo per i rossi. L’abnorme perdita di capelli, in gergo medico alopecia androgenetica, colpisce di più gli uomini (solitamente in modo zonale), ma non risparmia nemmeno le donne (nelle quali la rarefazione è solitamente più diffusa). Per molti, medici e non, la calvizie è considerata una condizione di per sé non patologica, ma un esempio classico di “disease mongering” (commercializzazione delle malattie, su cui già mi sono soffermato su queste colonne), cioè di condizione che l’industria farmaceutica cerca di far passare come malattia, per poi proporre farmaci atti a curarla. Tuttavia, l’OMS definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. L’aspetto fisico, dunque, e soprattutto il modo con cui il soggetto lo percepisce, rientra in questo profilo allargato di salute e pertanto le ricerche per la ricrescita dei capelli possono essere viste non come forzature cosmetiche, ma come studi clinici tout court. A prescindere da non pochi preparati millantati da aziende di cosmesi privi di ogni minima documentazione, in farmacia sono presenti due farmaci anticalvizie “veri”: la finasteride (assunzione orale) ed il minoxidil (uso soprattutto topico), farmaci nati per trattare tutt’altra patologia, la cui azione pro-crescita può considerarsi un classico effetto collaterale (diventato più interessante di quello primario!). La finasteride, ideato per il trattamento della ipertofia prostatica benigna, alla dose di 1mg/die blocca la sintesi di un derivato del testosterone (che è nocivo per i bulbi piliferi) e il minoxidil, nato per il trattamento dell’ipertensione, se usato in soluzioni al 2 o al 5%, determina invece vasodilatazione locale sul cuoio capelluto. Una valutazione di 70 lavori presenti in letteratura consente ora di definire con obiettività il potenziale terapeutico di questi farmaci. Nei pazienti “stempiati” trattati con finasteride risultano esserci in media 5-15% di capelli in più per cm2 rispetto ai soggetti trattati con placebo. Anche nei soggetti trattati con il minoxidil al 5% si contano 15-16 capelli in più per cm2 rispetto ai soggetti del gruppo placebo (soluzione di puro solvente). Con minoxidil alla concentrazione minore del 2% i risultati sono meno omogenei e in parte contrastanti (nei più favorevoli vantaggio di 2-5 capelli in più per cm2 ). Nelle donne con alopecia l’esperienza è più limitata: si può ritenere che con minoxidil il vantaggio sia dell’ordine di 5-20 capelli in più rispetto alle donne trattate con placebo. Purtroppo, i risultati ottenuti con i 2 farmaci sono transitori: i benefici della finasteride regrediscono dopo 6 mesi dalla sospensione e quelli del minoxidil dopo solo quattro mesi. Nei maschi, inoltre, la finasteride, fa registrare calo della libido, disfunzione erettile, disturbi della eiaculazione nel 4% contro il 2% rilevato nel gruppo placebo. Minori e insignificanti, invece, gli effetti collaterali del minoxidil che viene assorbito dopo applicazione locale solo in minima percentuale. Cercare di diventar…capelloni non è in ogni caso un’iniziativa a buon prezzo. Una terapia di 6 mesi costa 360,26 euro per la finasteride e 292 euro per i minoxidil al 5%. Gli stempiati molto più danarosi possono naturalmente ricorrere a terapie non farmacologiche purché provvisti, oltre che di banconote, anche di… bandana.
Titolo originale. Farmaci anticalvizie: efficaci o solo pubblicità?