ASPIRINA E PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE: RACCOMANDABILE?

E’ ormai noto a tutti che l’aspirina a piccole dosi (“aspirinetta”, “cardioaspirina”) è largamente prescritta in pazienti che abbiano in precedenza sofferto di accidenti cardio- e cerebro-vascolari (infarto, trombosi cerebrale) per evitare il ripetersi  dell’evento potenzialmente letale. Questa prevenzione è detta “secondaria” ed è dovuta non all’effetto principale antiinfiammatorio e antipiretico dell’aspirina, ma all’ effetto antiaggregante di questa sulle piastrine circolanti, con minore rischio che il sangue coaguli all’interno dei piccoli vasi (trombosi). Era tutt’altro che astrusa l’ipotesi che questo effetto antitrombotico potesse tornare utile anche nella prevenzione “primaria”, atta cioè a prevenire l’insorgenza del primo episodio. Uno studio del gruppo “Aspirin for Asymptomatic Atherosclerosis” pubblicato su un recentissimo numero di Lancet confuta invece questa possibile efficacia e mette anzi in guardia sui pericoli di questa ipotesi. Si tratta di una meta-analisi (di fatto una valutazione complessiva quanti- e qualitativa) di 6 studi controllati comparativi per una casistica complessiva di 3.554 soggetti, parte dei quali trattati con aspirinetta  e parte senza aspirinetta (considerati gruppo placebo). I soggetti studiati esenti da  patologia vascolare (età media 62 anni, maschi per i 2/3 e per un terzo fumatori),  erano considerati a rischio  in base ad un parametro pressorio noto agli addetti come “indice caviglia-braccio” che, quando è basso, suggerirebbe l’esistenza di arteriopatie periferiche anche asintomatiche. Il monitoraggio durava in media  8 anni. Dall’analisi risulta che i casi di infarto fatale o non fatale e di ictus sono non diversi  nei due gruppi confrontati: 10,8% nei soggetti assumenti 100 mg al giorno di aspirina e 10.5% nei soggetti non trattati. Data questa equivalenza qualcuno può ritenere che la prevenzione primaria sia comunque vantaggiosa se ciò serve ad una maggiore tranquillità psicologica. Purtroppo questo atteggiamento non va condiviso, perché l’incidenza di ulcera gastrica o duodenale e di eventi emorragici ulcera-collegati e anche in altri settori risultano quasi doppie nei soggetti sottoposti a profilassi con aspirina (2% contro l’1,2% dei non trattati). Bisogna inoltre considerare che il danno vascolare cerebrale può essere non una trombosi ma un microsanguinamento, nel qual caso la minore aggregazione piastrinica prodotta dall’aspirinetta potrebbe aggravare ulteriormente il danno. Tuttavia, alla recente riunione a Barcellona   dell’European Society of Cardiology non sono mancate critiche metodologiche alla meta-analisi in questione. Qualcuno ha chiesto, ad esempio, quanto sia rappresentativa la popolazione oggetto di studio (scozzesi di basso ceto sociale), nota per il più alto rischio di mortalità da cause vascolari. In secondo luogo, la terapia  veniva seguita in modo improprio da circa il 40% delle persone (in gergo medico ciò si definisce “bassa compliance”), altro elemento che può falsare il significato delle conclusioni. Infine, per evidenziare un vantaggio della prevenzione primaria, la casistica avrebbe dovuto essere ben maggiore. In ogni modo, il rischio di eventi emorragici risulta lo stesso sia in prevenzione primaria che secondaria, per cui buon senso vuole che i rischi si corrano solo se i benefici sono largamente superiori. Paziente avvisato…mezzo salvato e, comunque, la cosa migliore sembra la decisione del medico caso per caso.