TUMORI DEL SENO: (AUTO)DECISIONI SORPRENDENTI (26 ottobre 2009)

Si  è calcolato che una donna su dieci svilupperà un cancro del seno (CS) nel corso della propria vita. Nelle donne il CS è dunque la neoplasia più frequente. Tuttavia, grazie ai progressi diagnostici e terapeutici, la sopravvivenza media delle donne con CS è aumentata significativamente negli ultimi decenni. Ciò è attribuito pure alla maggiore informazione circa questo tumore e ad un più convinto ricorso a periodici controlli clinici, mammografici ed ecografici. Per quanto attiene all’approccio chirurgico, il progresso più consistente è stato la dimostrazione che l’asportazione totale del seno in molti casi non è necessaria, essendo sufficiente l’asportazione di settori limitati della mammella (quadrantectomia). Questa soluzione meno invasiva è stata accolta inizialmente con indubbio favore dalle pazienti, influenzate pure dalle conseguenze estetiche, evidentemente ben più pesanti  in caso di mastectomia totale. Sconcertante è pertanto il recente aumento delle mastectomie negli Stati Uniti anche in donne con forma solo iniziale di tumore, confermato dalla responsabile del Dipartimento di Chirurgia del prestigioso Sloan-Kettering Cancer Center di New York, la dottoressa Monica Morrow. In sintonia con i colleghi del centro tumori dell’Università del Michigan, la Morrow ha condotto un’inchiesta basata su questionari in 2000 donne con cancro del seno di stadio 1 e 2, che  in base alle linee guida internazionali è trattabile con semplice quadrantectomia associata a radioterapia. L’inchiesta rivela che dei tre quarti  delle donne nelle quali era stata consigliata dagli specialisti chirurghi la terapia conservativa, solo il 12 % di esse accettava il consiglio, mentre la maggioranza optava per propria scelta per la mastectomia totale. Questa preferenza per l’ablazione chirurgica di tutto il seno, contro l’assai meno invasivo consiglio dei chirurghi e degli oncologi, è coerente con uno studio della Mayo Clinic su quasi 6000 donne operate al seno tra il 1997 e il 2006. Mentre  fino al 2003, era registrabile un calo della mastectomia totale dal 43% al 31%, negli anni successivi questo mutilante intervento è nuovamente risalito al 43%. Una spiegazione avanzata è che a causa o per merito della Risonanza Magnetica sono diventate diagnosticabili lesioni tumorali anche minime, non identificabili con altre tecniche, ciò che spingerebbe verso una scelta chirurgica più radicale. Lo studio della Mayo Clinic ha in effetti dimostrato che il ricorso alla mastectomia totale era più frequente nelle donne sottoposte alla Risonanza Magnetica. Tuttavia, l’interpretazione non è del tutto convincente, perché lo stesso trend verso l’intervento più radicale è registrabile anche in donne “non” precedentemente sottoposte alla Risonanza Magnetica. Quest’osservazione suggerisce  pertanto la coesistenza di un fattore psicologico e culturale trascurato dagli oncologi. Secondo la Dr.ssa Morrow, una parte di responsabilità ce l’avrebbero pure i medici che forse non spiegano a dovere come, in base ad accertamenti diagnostici attendibili e all’esperienza internazionale già raccolta, la mastectomia può non essere necessaria e come la scelta della terapia meno invasiva, quando attentamente motivata, non aumenta il rischio di recidiva tumorale. Sprovviste di adeguata informazione, può prevalere nelle pazienti un istintivo convincimento che “ bigger is better “, cioè che più grande è l’intervento e maggiore è la possibilità di guarire. Ma per gli esperti così non è.

 

 

Titolo originale. Tumori del seno: (auto) decisioni sorprendenti.