QUELLA STRANA STORIA DEL REFLUSSO GASTRICO (24 nov 2009)
Strana storia quella del reflusso gastro-esofageo (RGE), cioè della risalita in esofago dell’acido prodotto dallo stomaco. Fino al 1980 la possibilità che questo RGE fosse responsabile di sintomi e patologia orofaringea e respiratoria non era nemmeno presa in considerazione. Nei decenni successivi, la possibilità che il RGE non danneggiasse solo la mucosa dell’esofago (esofagite da reflusso), ma potesse infiammare settori più alti quali la bocca, la laringe, la faringe e gli stessi bronchi con conseguente asma, guadagnava sempre maggiori sostenitori. Nel caso dell’asma, questa potrebbe conseguire all’aspirazione diretta di acido nei bronchi con spasmo degli stessi o ad un riflesso esofago-bronchiale scatenato dall’acido pervenuto in esofago in abnorme quantità. Come spesso avviene per le “novità”, il successo di questa possibile correlazione tra RGE e laringite è stato prorompente per cui il sospetto di reflusso, che mai sarebbe stato avanzato in precedenza, viene posto oggi dagli otorinolaringoiatri con eccessiva disinvoltura. Meno vistosamente anche per l’asma bronchiale è accaduto lo stesso e nell’ultimo decennio si è riportata la presenza di RGE in una percentuale di asmatici oscillante tra il 30 e l’80%. Il 50% di tali soggetti, tra l’altro, lamenterebbe solo disturbi respiratori e non disturbi da reflusso (caratteristico soprattutto il senso di bruciore/acidità che sale dallo stomaco alla base del collo). L’ipotetica responsabilità del reflusso acido nell’insorgenza dell’asma bronchiale è di interesse tutt’altro che teorico in quanto, se così fosse, per curare molti pazienti asmatici si dovrebbe bloccare la secrezione di acido invece di praticare, o di praticare esclusivamente, cure classiche con antistaminici e/o cortisonici. Questa eventuale correlazione è stata accolta con intuibile favore dalle aziende produttrici di farmaci che bloccano la secrezione acida da parte delle ghiandole gastriche, i cosiddetti “prazoli”, molto più potenti ed efficaci dei “vecchi” H2-antagonisti (cimetidina, ranitidina, famotidina). Pure questo interesse commerciale ha favorito una serie di studi clinici atti a dimostrare l’efficacia degli antisecretivi nei pazienti asmatici, sia in quelli “con” che in quelli “senza” sintomi da RGE. Da questi studi risulta che l’efficacia dei prazoli è contradditoria nei primi e inesistente nei secondi. In aprile di quest’anno, infatti, l’American Lung Association ha riportato i dati relativi ad un grosso studio multicentrico riguardante 412 asmatici senza sintomi da reflusso, un campione quindi decisamente rappresentativo. Oltre agli antiasmatici tradizionali, metà pazienti ricevevano per 6 mesi una dose elevata di antisecretivo (esomeprazolo 40 mg, 2 volte al giorno), mentre l’altra metà riceveva antiasmatici e un placebo. Da tale indagine non è emersa alcuna differenza tra i due gruppi di trattamento quanto a crisi asmatiche e a parametri indicativi della funzione respiratoria (spirometria). I risultati complessivi, insomma, con buona pace delle aziende farmaceutiche, sconsiglierebbero di sottoporre indiscriminatamente tutti gli asmatici ad esami gastroenterologici e, ancor più, a terapia con i prazoli. Ciò naturalmente non esclude che in singoli individui il RGE possa davvero avere una concreta responsabilità nell’insorgenza dell’asma ed in questi la terapia troverebbe piena giustificazione.
Titolo originale. Reflusso gastroesofageo e asma: correlazione causale o casuale?