OBESITÀ E TABACCO: A CHI I COSTI DELLE CONSEGUENZE? (4 nov 2009)
E’ sempre maggiore il numero dei Paesi occidentali che si pongono il problema di mettere un freno ad alcune “storture” comportamentali e dietetiche che favoriscono l’insorgenza di gravi patologie, causa a loro volta di un vertiginoso aumento della spesa sanitaria. Il tema è delicato perché se da un lato sembra logico correggere e sanzionare atteggiamenti che minano la salute dei cittadini, dall’altro non è del tutto fuori luogo la preoccupazione di non limitare troppo “ope legis” la libertà individuale. Oggetto di disputa a tale riguardo sono soprattutto due protagonisti: l’obesità e il fumo. Sta sollevando clamore che in alcuni stati USA (tra i più severi l’Indiana e la California) alcuni genitori ritenuti colpevoli dell’obesità abnorme dei loro figli siano stati incriminati e qualcuno persino arrestato (come miss Gray, accusata per i 225 kilogrammi del figlio Alexander!). Il messaggio che l’istituzioni vogliono dare è: se ti ammali perché fai cose che la società ti dice di non fare, puoi essere sanzionato e inoltre le spese sanitarie è giusto che te le paghi tu. Si tratta di un problema serio non limitato a pochi casi eclatanti, tenuto conto che un sovrappeso, se anche non del grado di Alexander, è registrabile in quasi un adolescente americano su due. A chiamare in causa una indubbia responsabilità parentale è che l’obesità dei figli è molto più frequente e severa quando obesi sono tutti e due i genitori e minima quando essi sono normopeso. Si tende sempre più a giudicare l’obesità dei figli non semplice negligenza parentale ma vero e proprio “abuso sui minori”, reato non dissimile da quello che i genitori commetterebbero procurando della droga ai propri ragazzi. Oltre a peggiorare sia la qualità che la quantità di vita, le malattie obesità-correlate incidono fortemente sulla spesa pubblica comportando una serie di cure, esami, ricoveri, assistenza sociale come pure un (presunto) maggiore assenteismo e una (presunta) minore efficienza lavorativa. Naturalmente c’è l’altra campana, quella della libertà individuale, e c’é inoltre la preoccupazione di una intollerabile interferenza dello stato in questioni personalissime e persino la necessità “rovesciata” di una protezione invece che di una condanna degli obesi che non di rado sono pure discriminati e oggetto di mobbing. Fioriscono così negli USA gli studi legali superpagati per difendere i genitori degli obesi da eventuali sanzioni. Questioni simili sono sollevate in Gran Bretagna e USA relativamente al fumo. E’ successo che pazienti affetti da cancro polmonare non siano stati operati, perché dalla anamnesi risultava che erano fumatori incalliti e, quindi, colpevoli di avere ignorato le pressanti e motivate campagne contro il fumo, con conseguenze astronomiche di spesa (96 miliardi di dollari ogni anno negli Stati Uniti) che anche in questo caso ricadono sull’intera comunità. Di nuovo affiora il dilemma tra libertà e diritti individuali e interesse della collettività. Tuttavia, chi si oppone alla discriminazione sanitaria dei fumatori che ammalano di cancro polmonare, si chiede con quale coerenza uno stato da un lato promuove campagne contro il fumo e, dall’altro, consente contemporaneamente la libera vendita di sigarette o addirittura le produce. Goethe, nel Faust, diceva: ”Una perfetta contraddizione resta misteriosa…”, ma certamente non si riferiva alla voluttà della sigaretta (non… disdegnata pure, in innegabile paradosso, da non pochi medici!).