TENETE D’OCCHO IL FEGATO DEGLI ADOLESCENTI 18 nov 2009
Steatosi epatica significa sostanzialmente accumulo di grasso nel fegato e, nell’adulto, fino a pochi anni orsono veniva comunemente attribuita ad introito alcolico un po’ troppo…generoso, anche se non così robusto come quello degli etilisti cronici. Di fatto, la epatosteatosi è stata considerata in passato più una pre-patologia non richiedente trattamento alcuno che un’epatopatia. Negli ultimi decenni si è tuttavia dimostrato: 1) che esiste una steatosi epatica non correlata con l’alcool; 2) che essa può interessare anche il 10-40% dei bambini e adolescenti e 3) che essa (anche se per fortuna non necessariamente) può costituire negli adolescenti una causa non trascurabile di futura patologia cronica del fegato e di minore sopravvivenza. Ciononostante, il potenziale evolutivo della steatosi epatica nei bambini è stato fino ad ora poco esplorato anche se segnalazioni aneddotiche di casi di cirrosi epatica in età infantile non mancano in letteratura. Solo mesi fa, i pediatri della Mayo Clinic hanno riportato le conclusioni di uno studio su 66 bambini/adolescenti (età media intorno ai 13 anni) affetti da steatosi epatica non alcolica (diagnosi ecografica e spesso anche bioptica), monitorati per ben 20 anni. Il team di Rochester consente di quantificare meglio il peso clinico di questa condizione precedentemente sottovalutata. L’indagine dei pediatri americani (studio prospettico di coorte) precisa che lo spettro della steatosi epatica degli adolescenti è molto ampio: si va da un accumulo di grasso nel fegato esente da sintomi e potenzialmente guaribile, ad una vera epatite alcolica ancora regredibile, ad una fibrosi con possibile evoluzione in cirrosi, danno in questo caso non più regredibile. In alcuni adolescenti si è reso indispensabile persino il trapianto epatico che risulta quasi 15 volte più indicato e necessario che nella popolazione pediatrica generale. I fattori più strettamente correlati con la evoluzione severa si confermano essere il sovrappeso, l’obesità specie addominale, i valori elevati delle transaminasi e delle gammaGT, e la resistenza insulinica (costituita da una ridotta efficacia ipoglicemizzante di questo ormone). Non sicuro ma plausibile è che ad avere il decorso più drammatico siano i bambini nei quali, oltre alla cirrosi, è presente anche un alterato scambio dei gas a livello polmonare e un’anormale dilatazione dei vasi sanguigni intrapolmonari (condizione nota agli epatologi come sindrome epatopolmonare). Lo studio dei pediatri della Mayo Clinic ha dei limiti, riconosciuti per altro dagli stessi autori, in primis quello che i bambini (bianchi) studiati sono un sottogruppo ricoverato e quindi con epatosteatosi di grado più severo. Si può pertanto ipotizzare un decorso meno allarmante nei bambini asintomatici non ricoverati. Ciò non di meno, conviene ribadire ai genitori che l’obesità e la associata steatosi epatica dei bambini non vanno prese sotto gamba. Messaggio questo ripetuto spesso dai nutrizionisti, e tra questi Lucchin e collaboratori del nostro ospedale, che da anni denunciano l’ingravescente fenomeno del sovrappeso anche in età pediatrica di cui l’epatosteatosi non è certo l’unica conseguenza. Meno patatine, meno TV, e più sport. Terapia fantastica, a basso costo.
Titolo originale. Steatosi epatica negli adolescenti: genitori avvertiti