DISABILI: BOLZANO PASSA IL TEST DI SOLIDARIETA’ (12 dic 2009)
Deve ancora essere pienamente attivato l’Osservatorio nazionale istituito dalle Camere in occasione della ratifica della Convenzione ONU sul diritto dei disabili sui quali sensibilità di noi tutti lascia spesso alquanto a desiderare. Da un’analisi dell’ISTAT, risulta che sono circa 3 milioni le persone con disabilità di cui la metà, ricavata dall’indennità di accompagnamento, è costituita dai disabili più gravi. Oltre al problema di garantire per i disabili le facilities previste (ma spesso inattuate), c’è quello del cosiddetto “dopo di noi” relativo al numero delle persone con handicap che resterà senza genitori e senza la loro assistenza per 20 anni in media (percentuale stimata 50%). La civilissima questione della assistenza agli interessati e alle loro famiglie è affrontato con sensibilità e modalità diverse nei Paesi europei e l’Italia è, come purtroppo avviene per altri campi, ricerca e università incluse, non è certo ai primi posti. Prendendo come riferimento la percentuale del PIL riservato all’assistenza, i dati sono: Svezia 4,5%, Danimarca 4,2%, Francia 1,8%, Germania 1,7%, Italia 1,5%. Due terzi del PIL risultano spesi per i disabili di oltre i 65 anni. Oltre ai totalmente disabili al lavoro ci sono per fortuna delle persone che possono concorrere comunque al loro stesso mantenimento svolgendo lavori non particolarmente gravosi. Qui nasce il quesito: in quale misura questi parzialmente abili trovano lavoro? Riferisce Alberto Zuliani, Ordinario di Statistica all’Universita’ La Sapienza di Roma, che il loro tasso di disoccupazione (per un’età compresa fra 15 e 64 anni) è stimabile intorno al 31%. Per i non disabili questa percentuale sale al 60%, cioè si raddoppia. La disoccupazione penalizza inoltre più le donne degli uomini, sia fra i disabili che tra le persone senza handicap: 46 contro 19% e, rispettivamente 73 contro 47%. Naturalmente, come sottolinea opportunamente la dr.ssa Cristina Bonoldi dell’INPS di Bolzano, bisogna anche correlare il tasso di occupazione a seconda della patologia specifica e del grado dell’invalidità (un invalido al 46 % è evidentemente impiegabile diversamente da quello invalido al 90%). Esiste una legge (N° 68/1999) che prevede espressamente quote di riserva di posti di lavoro per i disabili nel settore sia pubblico che privato, ma questa norma per Zuliani risulterebbe non rispettata nella misura del 40%. I non-buonisti rimarcano che alcuni disabili che trovano impiego non si danno poi un gran daffare per…guadagnarsi il pane. Ci sono probabilmente esempi di questo tipo (come del resto tra i non disabili) e neppure mancano i falsi invalidi, specie in certe aree del Paese, ma questo è un altro discorso. Qui in Provincia, sottolinea ancora la Dr.ssa Bonoldi, “il livello di assistenza e occupazione, anche e soprattutto per gli invalidi totali è sicuramente buono. Esistono e funzionano ad esempio le cosiddette “officine protette” che garantiscono una occupazione giornaliera, con un emolumento <simbolico> per i casi più gravi.” Notizie gratificanti, perché non c’è dubbio che la solidarietà nei fatti è un test inequivocabile di civismo e di concreto atteggiamento cristiano.
Titolo originale. Disabili: test di solidarietà.