TASSARE LE BEVANDE CON ZUCCHERI NATURALI: LA PROPOSTA USA PER COMBATTERE IL SOVRAPPESO (19 gen 2010)
Tre importanti riviste americane tra il 2006 e il 2009 hanno sottolineato l’opportunità di tassare le bevande addolcite con zuccheri naturali (saccarosio o fruttosio). La tassazione non ha intenti né sadici né moralistici e si prefigge solo di ridurre i costi sociosanitari che derivano dalle patologie correlate al consumo di bibite zuccherate e cioè obesità, diabete di II tipo e coronaropatie. Al momento, 33 dei 50 stati USA hanno già aderito a questa policy imponendo una tassa media del 5% sulle bibite. Il problema è ritenuto sempre più attuale dato che negli USA il consumo di bibite zuccherate pro capite si è raddoppiato dal 1997 in tutte le classi di età. Il conseguente plus calorico medio in bambini e adulti americani è rispettivamente di 172 e rispettivamente 175 kilocalorie ogni giorno, un introito poco “percepito” che però si avvicina a quello di una pastasciutta poco condita. Il rapporto tra bibite e sovrappeso è validato da molti studi osservazionali benché “curiosamente” questa relazione non risulti negli studi promossi dalle industrie produttrici di bibite. Un altro studio prospettico in ragazzi di scuola media monitorati per 2 anni dimostra come il rischio di obesità “aumenti del 60% per ogni bibita aggiunta alla dieta normale”. Da altra rilevazione prospettica durata 8 anni emerge che le donne che al IV anno hanno aumentato l’assunzione di bibite zuccherate ingrassano di 8 kg nei quattro anni successivi, mentre quelle che al IV anno hanno ridotto l’introito ingrassano solo di 3 Kg. Altri studi prospettici in vari gruppi etnici documentano pure la correlazione tra bibite zuccherate e sviluppo di diabete di secondo tipo. Tra questi, il Nurses’ Health Study condotto su ben 91.242 donne dimostra che il rischio di diabete in quelle che consumano una o più bibite al giorno è doppio rispetto alle donne che consumano meno di una bibita zuccherata al mese. Infine, il rischio di coronarosclerosi nelle bevitrici di “sugar-sweetened beverages” risulta aumentato del 23% per una sola bibita al giorno e del 35% per più di una. Il consumo routinario di bibite zuccherate è favorito dal fatto che chi ne fa uso non lo fa per fame, e non correla pertanto le bevande con le conseguenze cliniche. Oltre che a questo rischio non percepito, il fallimento dei suggerimenti a mangiar sano è ascrivibile alle massicce campagne pro consumo di bibite delle aziende produttrici. La conclusione di un recente editoriale del New England Journal of Medicine è pertanto, che la tassazione delle bibite è opportuna, tanto più se si calcola che la tassa di 1 cent per 30 ml di bibita renderebbe 15 miliardi di dollari ogni anno, una cifra proficuamente impiegabile per la sanità pubblica dei vari stati USA (per la felicità di Obama!).
Titolo originale. Bibite zuccherate : vanno tassate?