LA POLITICA STIA LONTANA (12 marzo extra -rubrica)
Grande rilievo anche su questo giornale ai progetti innovativi e antispreco in Sanità formulati dai responsabili provinciali. I motivi per cui delle riforme in sanità risultano necessarie sono di vecchia data, molto palesi e non possono che essere condivisi da tutti. Chi infatti può non trovarsi d’accordo che bisogna: 1. eliminare gli sprechi, utilizzando il risparmiato per altre iniziative utili; 2. ridurre i ricoveri non necessari (il 25-30% secondo Zerzer e Tschager), consapevoli che una giornata di ricovero costa milioni di vecchie lire; 3.accorpare reparti che risultino “davvero” dei doppioni ingiustificati; 4. accorciare le liste di attesa, così inaccettabili talora da vanificare le stesse campagne di prevenzione che pure viene auspicata; 5. concentrare in singoli centri prestazioni di alta specializzazione in quanto è improduttivo prevederle o organizzarle in tutte le sedi ospedaliere; 6. migliorare l’assistenza medica sul territorio in modo, ad esempio, che il cittadino si senta tutelato anche di sera, sabato e domenica; 7. rendere oleati ed automatici i rapporti tra ospedali e medici di medicina generale operanti sul territorio; questo rapporto lascia infatti spesso a desiderare e a rimetterci è sempre il paziente; 8. stabilire delle linee guida per standardizzare l’iter diagnostico e terapeutico più consono, ovviamente quando è possibile e razionale; 9. rendere concretamente efficaci e leali i rapporti tra medici (Ordine professionale, Commissioni specifiche a carattere consultivo, sindacati); 10. facilitare l’assistenza dei familiari ai pazienti ricoverati, quando ritenuta proficua dai medici di reparto (“pallino” mio personale): bastano qualche volta una sedia, un caffè e una buona parola.
Dopo aver condiviso senza alcuna ironia fuori luogo questi lodevoli propositi, vorrei fare qualche considerazione, influenzato dall’antico adagio che di “buone intenzioni son piene le fosse”. Di molti se non di tutti i problemi elencati, ne sento parlare da quando sono arrivato a Bolzano a fare il primario gastroenterologo nel 1975 senza aver poi constatato sostanziali miglioramenti se non per la parte architettonica e ambientale (che naturalmente non va sottovalutata). Quindi, pur plaudendo all’attuale dichiarazione d’intenti mi si consenta quella che anche in medicina si chiama “vigile attesa”, per poi vedere quanto e come gli obiettivi espressi saranno realizzati. Tra l’altro, la riforma è una bozza e non è stata ancora approvata dalla giunta. Il progetto è stata comunque già indirizzato alla “Commissione per il riordino clinico” che dovrebbe cominciare ad esaminarlo, per dare successivamente un parere consultivo non vincolante. Questa consultazione sembra comunque un buon segno perché non dovrebbero essere prese decisioni importanti senza tener conto di ciò che questo Comitato esprime. Lo stesso dicasi per l’orientamento dell’Ordine dei medici e degli Odontoiatri, la cui posizione in passato, anche per propria scarsa…aggressività, è stata solitamente ignorata dai responsabili della sanità provinciale. L’attivazione di un Servizio di medicina complementare-alternativa a Merano è l’esempio più eclatante di una decisione puramente politica che non ha tenuto minimamente conto dell’Ordine dei medici, della Commissione per il riordino clinico (la votazione è finita in parità 9 a 9 solo per la correttezza del Presidente Pitscheider, primario cardiologo, che pur essendo contrario si è astenuto), e dell’80 % dei medici di lingua sia italiana che tedesca che hanno detto “No” in un questionario ad hoc. “Incongruenze” di questo tipo non dovrebbero più succedere, ma un viraggio comportamentale virtuoso sarà possibile unicamente se i responsabili della sanità pubblica saranno disposti ad agire con ottica non esclusivamente politica e se, per “riformare” con fatti e non solo a parole, saranno pure affiancati anche dall’Ordine e da rappresentanti di medici che operano sia in ospedale che sul territorio. Naturalmente, per concorrere ad una buona sanità, tutti e non solo i politici devono farsi un esame di coscienza e… tirarsi su le maniche.
Titolo originale. Riforma sanitaria tra il dire e il fare