OMEOPATIA: IL SENSATO INVITO AL GOVERNO INGLESE DOVREBBE VALERE ANCHE PER L’ALTO ADIGE (15 MARZO 2010)
Grazie alle pressioni soprattutto della Casa Reale (ma…che c’entra?), in Inghilterra l’omeopatia è stata accolta favorevolmente in passato, nonostante il costante parere negativo dell’associazione medica britannica, contraria pure alla “copertura” di spese per cure omeopatiche da parte del Servizio Nazionale. David Colquhoun, professore del London University College, scriveva già nel 2007 che se l’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza Clinica (NICE) applicasse gli stessi criteri di giudizio usati per le terapie convenzionali “quasi tutte le medicine alternative sarebbero immediatamente rimosse dal Servizio Sanitario Nazionale.” Critiche recentissime (22/2/2010) ancor più energiche si rinvengono sul sito del parlamento inglese che riporta una valutazione ufficiale del Comitato parlamentare di Scienza e Tecnologia dal titolo “Evidence Check 2: Homeopathy”, relativa ad un ennesimo controllo delle prove di efficacia dell’omeopatia. La conclusione del documento è lapidaria: ”L’Agenzia regolatoria dei medicinali e dei prodotti per la salute [acronimo inglese MHRA] non dovrebbe permettere che i prodotti omeopatici in commercio vantino benefici clinici in assenza di prove di efficacia. Poiché i preparati omeopatici non sono medicine, essi non dovrebbero più a lungo essere autorizzati dalla MHRA”. Per sottolineare la contraddizione tra l’inesistente evidenza di efficacia specifica dell’omeopatia e le decisioni politiche in merito alle cure omeopatiche, il Comitato, aggiunge testualmente: “Mentre da un lato il governo riconosce che non c’è evidenza che l’effetto dell’omeopatia sia superiore a quello di un placebo (grazie al quale un paziente si sente meglio quando ha fiducia nel trattamento), dall’altro non intende comunque cambiare o rivedere la propria politica riguardante i fondi del Servizio Nazionale riservati ai preparati omeopatici.” Inoltre, date le prove già disponibili circa la natura solo placebica dell’effetto delle cure omeopatiche, il Comitato trova che non sono assolutamente giustificati ulteriori studi e sperimentazioni per dimostrarne l’efficacia. Altra critica è che i politici britannici considerano capziosamente prove di efficacia non quelle derivanti da studi clinici controllati basati su criteri validati internazionalmente, ma unicamente il favore di una minoranza della popolazione (che però va a votare, NdA). P. Willis, Chairman del Comitato, conclude alla lettera: “E’ increscioso precedente per il Dipartimento della Salute ritenere che l’esistenza di una comunità che crede che l’omeopatia funzioni sia “una prova” sufficiente a continuare a spendere danaro pubblico per essa… Noi ci aspettiamo che il governo consideri con interesse il nostro rapporto.” Questo doveroso e sensato invito al Governo inglese non potrebbe valere anche per la nostra Provincia Autonoma?
Titolo originale. Omeopatia: ultimissime da Londra a…Merano