NOSCAPINA EFFICACE CONTRO IL CANCRO DELA PROSTATA? CI VUOLE MOLTA PRUDENZA

(30 marzo 2010)

Già da 40 anni si sa che la noscapina, alcaloide estratto dal Papaver somniferum e presente in prodotti da banco come antitosse (sciroppi, gocce o supposte), è in grado di bloccare la crescita di cellule tumorali nell’animale da esperimento. E’ di giorni fa la notizia su un quotidiano nazionale che uno studio multicentrico statunitense del 2010, avrebbe dimostrato che la noscapina è efficace specie nel cancro della prostata. Lo studio citato risulta condotto su 20 topi sani, 10 trattati con 300 mg di noscapina e 10 con placebo inerte. Ai topi dei due gruppi sono state poi iniettate cellule di cancro prostatico e i risultati sono stati valutati dopo 2 mesi. La crescita delle cellule tumorali nei topi pretrattati con noscapina era dell’70% inferiore rispetto a quella dei topi trattati con placebo. Anche le metastasi polmonari nei topi pretrattati con l’alcaloide risultavano ridotte del 65% (ma per il quotidiano del’80%: perche?) rispetto ai topi di controllo. Nel gruppo noscapina, inoltre, l’iniezione di cellule cancerose non aveva prodotto alcun calo di peso, al contrario di quanto avveniva nei topi placebo-trattati. Il dr. Barken, Direttore del Prostate Cancer Research and Education Foundation, scrive su Anticancer Research 2010 che la noscapina assunta per via orale avrà sicuramente un ruolo oltre che nel trattamento anche nella prevenzione del cancro prostatico, e sottolinea pure l’eccellente profilo di sicurezza (bassa tossicità) di questo alcaloide e la sua ottima biodisponibilità (capacità di raggiungere per via ematica la prostata senza aver subito modificazioni metaboliche). Questi dati sui media possono alimentare molte speranze, ma sollevano pure  riflessioni molto critiche. Sconcerta intanto che i dati spacciati come nuovi siano in realtà “vecchi”, ossia già presentati tali e quali nel 2007. In secondo luogo, nonostante l’accostamento di John Steinbeck nel suo “Uomini e topi”, l’esperienza dimostra spesso che gli uomini sono una cosa e i topi un’altra. Pertanto solo esperienze pilota in pazienti potranno definire la reale portata dello studio. Purtroppo, di questi studi sull’uomo auspicati nel 2007 nessuno fino ad ora è apparso in letteratura. Altra critica metodologica: 20 topi sono un campione poco rappresentativo, difetto che almeno negli studi clinici favorisce errori di valutazione ben noti agli esperti di statistica. Ciononostante, Barken continua a sostenere l’impiego clinico persino in pazienti  con cancro prostatico già sottoposti a trattamento chirurgico o a radioterapia, ma al momento deve essere chiaro che si tratta solo di un auspicio. Qualsiasi medicina e non solo quella alternativa, ha invece bisogno di prove, senza le quali i media dovrebbero dare sì notizia dei progressi medici, ma essere molto prudenti  “nel modo di darle”, per non concorrere ad illudere invece che a informare.

Titolo originale.  Antitosse e cancro prostatico