NEPOTISMO E IMMOBILISMO UCCIDONO L’UNIVERSITA’ MA LA LUB SEMBRA IMMUNE(21aprile 2010)

E’ comparso giorni fa su un quotidiano nazionale un articolo di Lattanzi sulla riforma universitaria in Italia che dovrebbe prevedere la valutazione periodica dei docenti da affidare a organismi di controllo europei e l’arruolamento di nuovi docenti che per un terzo dovrebbero non provenire dalla stessa università che li acquisisce. Lo scopo è quello di evitare il perpetuarsi, almeno a Medicina, lo sfacciato nepotismo  attualmente vigente, denunciato più volte anche in questa rubrica ed espresso da due realtà: il “familismo”, cioè la presenza di molti familiari (figli, generi, nuore, cognati) nello stesso ateneo e persino nella stessa facoltà, e il “localismo”, che invece è la nomina dei docenti in base a criteri politici territoriali e soprattutto “di casa”, facilmente controllabili e condizionabili. In ambedue i casi, il merito di chi viene nominato è ritenuto il parametro meno determinante. L’articolo in questione viene commentato dal prof. Gabriele Mazzacca, autorevole cattedratico dell’Università di Napoli, il quale sottolinea come molte buone intenzioni di rinnovamento sbandierate da decenni non siano mai state tradotte in atti concreti. E non solo per colpa dei politici, ma degli stessi rettori e senati accademici (trasversali ideologicamente) che, salvo eccezioni, la “rivoluzione meritocratica” non l’hanno mai vista di buon occhio. Nella sua chiosa Mazzacca ricorda che quando una cinquantina d’anni fa egli si laureava in Medicina a Napoli, i docenti erano una ventina e la metà proveniva da altre sedi, a dimostrazione che un qualche inserimento “extra” era pure tentato. Oggi nella stessa Facoltà i docenti sono centinaia, tutti “nati e cresciuti in quella università.” Mazzacca, per nulla sospetto di critiche velleitarie e di rancore sociale (figlio di autorevole Direttore di Giornale e marito della figlia di Giovanni Ansaldo grande supporter di Galeazzo Ciano), conclude che se qualcuno vuole davvero riformare deve “anzitutto incidere sul meccanismo di elezione degli organi di autogoverno universitari. Cioè sulla scelta dei rettori, dei presidi, dei direttori di dipartimento, dei membri delle commissioni giudicatrici concorsuali.” Altrimenti, pressioni politiche a parte, su qualsiasi decisione prevarrà il voto di docenti mediocri, di cui i vertici universitari, fossero anche decisi a fare, diventano di fatto ostaggi. Si riuscirà a realizzare questi obiettivi? – si chiede concludendo Mazzacca. Da quanto leggo in questi giorni, la LUB, che per l’altro (per fortuna?) non include la facoltà di Medicina, sembra invece procedere nella giusta direzione, se è vero che si progetta un suo potenziamento e un cospicuo arrivo di competenze anche “da fuori”. Io mi auguro veramente che così avvenga, perché la nostra città non può che beneficiare di maggiore cultura e di autentico prestigio.

 

 

 

 

Titolo originale. Nepotismo e immobilismo uccidono l’universita’