ACQUA MINERALE O DEL SINDACO? ECCO I FATTORI DA VAGLIARE ANCHE SUI PRODOTTI IMBOTTIGLIATI (12 maggio 2010)

Nel mondo l’Italia è il Paese che consuma più acqua minerale, circa 12 miliardi di litri all’anno pari a 200 litri all’anno pro capite. Di questa peculiarità ce ne accorgiamo di persona quando torniamo per esempio da un viaggio dall’Inghilterra: già in Francia il numero delle acque minerali sale logaritmicamente, ma in Italia poi ci imbattiamo in un autentico…tripudio (più di 400!). Uno dei motivi di tale consenso è la convinzione che l’acqua  imbottigliata sia più pura e controllata. La Dr.ssa Lima e altri colleghi italiani (in collaborazione con esperti europei) hanno condotto un’analisi di 158 marche in commercio pubblicandone poi in dettaglio i risultati sull’ultimo numero di “Le Scienze”. Per non creare allarmi immotivati va pregiudizialmente sottolineato che in generale le acque imbottigliate in Italia (7 solo in Trentino–AA) risultano di buona qualità, a prescindere dal contenitore. Tuttavia, dall’articolo emergono alcuni particolari che suggeriscono comunque la necessità “di nuove regole per fissare i limiti di certi componenti dannosi per la salute”. Non si tratta solo dei minerali contenuti in ogni acqua e che principalmente vengono acquisiti durante il suo percorso sotterraneo, sali diversi pertanto a seconda della tipologia del terreno (nelle acque “minerali” il loro contenuto non deve essere superiore ad 1 grammo/litro e in quelle “oligominerali” ai 200 milligrammi/litro). Una maggiore attenzione è necessaria agli “elementi traccia”, presenti in microgrammi/litro. Si tratta di quantità minime dato  che 1 microgrammo è un millesimo milligrammo e quindi un milionesimo di grammo. Ciascuno di questi elementi deve essere preso in considerazione per possibili effetti tossici, e persino cancerogeni se assunto a lungo termine. Per alcuni, quali alluminio, arsenico, boro, cloro, fluoro, solfati e nitrati esistono dei limiti di concentrazione imposti dagli enti regolatori, ma non per tutti: non per il berillio, per esempio, che pure è considerato cancerogeno di gruppo 1 o per l’uranio, la cui tossicità biochimica  è molto maggiore del danno radioattivo. Quello che però stupisce di più è che i controlli al riguardo sono più rigorosi per l’acqua potabile che non per le acque minerali imbottigliate, le quali tra l’altro non sono tenute per legge a riportare la concentrazione degli elementi traccia che contengono. Ed invece l’analisi delle acque imbottigliate ha dimostrato che per molti elementi pericolosi la ”concentrazione può essere sorprendentemente elevata e superare il limite imposto dalla normativa vigente per le acque potabili.” Secondo la UE anche per l’acqua di rubinetto sono tuttavia auspicabili un’analisi geochimica più dettagliata e degli studi  epidemiologici che stabiliscano la tossicità a lungo termine, dato che pure il consumo di acqua dura…piuttosto a lungo.

Titolo originale. Acqua minerale o acqua del sindaco?