SICUREZZA IN SALA OPERATORIA: LA VERIFICA DI 19 PARAMETRI CONSENTE DI RIDURRE LA MORTALITA’ (1 giugno 2010)
Già nel 2008, nell’ambito di un programma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono state tracciate delle Linee Guida sulle pratiche chirurgiche costituite da una checklist di 19 parametri finalizzati ad abbassare il tasso di mortalità e di complicazioni chirurgiche in sala operatoria. In uno studio prospettico su 3733 pazienti risulta che, applicandoli nel pre-intervento, la mortalità operatoria si dimezza (dal 1,5 allo 0,8%) e si riducono significativamente le complicazioni (dal 11 al 7%). I vantaggi della checklist si osservano ovviamente di più negli ospedali dei Paesi sottosviluppati e sono meno vistosi in quelli dei Paesi più ricchi. Nel libro “Sicurezza in Sala Operatoria – Un problema mondiale”, Geddes e Ciraolo del Servizio Sanitario di Firenze Centro si chiedono come mai sulla scorta di dati così eloquenti la checklist non sia obbligatoriamente messa in atto in tutti gli ospedali (attualmente sol in 1600, dati OMS). Una prima risposta è che la modifica di abitudini di lavoro vigenti da anni e l’acquisizione di varianti innovative rappresentano un momento critico sia per il singolo chirurgo che per la eterogenea equipe della sala operatoria (assistenti, anestesisti, infermieri). Nel tradurre in pratica la “teorica” checklist va dunque tenuto conto della sostenibilità delle modifiche che non possono prescindere dal contesto locale e dalle eventuali barriere ambientali, organizzative, professionali ed individuali. In Italia, gli autori del volume sottolineano come ci si limiti spesso ad considerare la checklist un atto formale burocratico e rimarcano come non sia facile farla diventare parte integrante di percorsi già rigidamente strutturati. Di fatto, se i dipartimenti chirurgici e le direzioni ospedaliere non esercitano uno stimolo forte verso il rispetto rigoroso della sicurezza, difficilmente l’equipe che opera rispetterà la checklist spontaneamente. Sarebbe importante per Geddes e Ciraolo che a qualcuno indipendente dalla equipe chirurgica fosse dato l’incarico di “risk manager”, utile a prevenire pure quel calo fisiologico di attenzione e di motivazione che nel tempo si viene inevitabilmente a creare in una sala operatoria (come in qualsiasi ambiente lavorativo). F. Martin, primario chirurgo del nostro ospedale, mi conferma che per prevenire il rischio operatorio si sta implementando in sede il sistema cosiddetto del “formaggio svizzero” tagliato a fette. I “buchi” rappresentano i punti deboli ossia le possibili falle nella sicurezza e compito del risk manager è di far sì che i buchi delle varie fette non siano allineati. In tal modo, se un “rischio” riesce a superare un buco, a livello della fetta successiva si troverà non un altro buco, ma una barriera che lo blocca. Nel nostro ospedale, infine, mi risulta in via di attuazione anche l’uso di un “braccialetto elettronico” che con lettura digitale identificherà il paziente in ogni momento e in ogni luogo lungo il percorso verso la sala operatoria.
Titolo originale. Sicurezza in sala operatoria e tranquillita’ dei cittadini