IL FONDAMENTALE RAPPORTO TRA MEDICO E PAZIENTE: QUESTIONE MOLTO DELICATA(8/6/10)

Giorgio Bert è un esperto di “counselling”, molto attento all’importanza del rapporto medico-paziente che di fatto risulta non di rado insoddisfacente per il paziente. Il “counselling”, ideato anni orsono dal psicanalista ungherese Balint, si propone di migliorare nello specifico la comunicazione tra paziente e medico che non dovrebbe esaurirsi solo nella competenza “fredda” di quest’ultimo. Cinque sono gli atteggiamenti che il medico dovrebbe evitare per prevenire l’eventuale barriera  tra lui e il paziente che gli chiede aiuto. In primo luogo il medico dovrebbe evitare toni minacciosi con frasi del tipo “Se non fa come dico io potrebbe succedere che…”. Ammonimenti di tale sorta non favoriscono la fiducia del malato. La seconda cosa da evitare per Bert, strettamente connessa con la raccomandazione precedente, sono i consigli formulati  in modo autoritario, quali “Deve fare come dico io e basta”. Una tale ingiunzione peggiorerà il rapporto tra il paziente e colui che lo dovrebbe curare. In terzo luogo, il medico dovrebbe evitare di soffermarsi su argomentazioni strettamente scientifiche, come ad esempio “Recenti ricerche dimostrano che…”, ponendo invece maggiore attenzione all’emotività e ai timori con i quali il paziente vive i propri disturbi. Quarta raccomandazione: il medico deve evitare di dare giudizi di ordine morale, del tipo “Lei non dovrebbe pensare solo a sé stesso”. Giudizi del genere per Bert sono percepiti dal paziente come “un indebita lettura del proprio pensiero”. Quinta raccomandazione, infine, è quella che il medico non minimizzi i disturbi che gli vengono riferiti con frasi del tipo “Mica si muore per questo!” o “Cosa vuole che sia!”. In questo caso il paziente trae inevitabilmente l’impressione che il curante non lo prenda sul serio. Bert è un riconosciuto esperto nel campo del “counselling”, ma chi scrive non è d’accordo su alcune sue riflessioni. Ad esempio, non considero negativamente che il medico, purché con linguaggio adeguato, si soffermi su spiegazioni scientifiche che, specie in pazienti di un certo tipo, possono risultare tranquillizzanti e quindi utili sotto il profilo terapeutico. Anche suggerimenti di ordine etico, se formulati nell’interesse del paziente e non espressione di posizione ideologica del medico, possono risultare proficui. Infine, Bert non stressa a mio avviso a sufficienza l’importanza del tempo dedicato al paziente e al racconto dei suoi malanni, insignificanti magari per il medico ma non per il malato. Saper ascoltare non significa solo essere più “umani”, ma è pure un mezzo prezioso perché il medico arrivi meglio e più prontamente ad una diagnosi e alla decisione terapeutica più idonea.

Titolo originale.  Medico-paziente: un rapporto fondamentale tutt’altro che semplice