IL TRATTAMENTO DELL’OBESITA’ E UN MESSAGGIO FUORVIANTE: “BASTA QUALCHE PILLOLA”(15 /6/2010)
Nel trattamento dell’obesità gli obiettivi cardinali sono la riduzione dell’introito calorico e una significativa attività fisica giornaliera. A queste direttive si sono associati nel tempo alcuni farmaci, tra cui le anfetamine finalizzate a ridurre l’appetito e a mobilizzare il grasso tessutale. Nonostante l’efficacia anoressizzante le anfetamine sono state tuttavia ritirate dal commercio a causa di effetti collaterali inaccettabili (cardiaci, psicomotori), dell’affiorare di assuefazione/dipendenza e del ritorno allo “status quo ante” appena cessata l’assunzione. La sibutramina è un altro farmaco antiobesità atto ad indurre sazietà precoce. Nonostante un’efficacia non disprezzabile, la sibutramina è stato ritirata dal commercio il 24 gennaio 2010 a causa di effetti collaterali simil-anfetaminici specie se assunta a dosi improprie (ventilata una sua possibile reintroduzione con avvertenze più severe). In commercio rimane pertanto unicamente l’orlistat (“Xenical”, introdotto nel 1999) e acquistabile solo con ricetta medica. Orlistat agisce bloccando gli enzimi pancreatici (lipasi) deputati a digerire il grasso alimentare: con 1 cp da 120 mg ad ogni pasto l’assorbimento dei grassi (ma non quello degli zuccheri) viene bloccato per circa il 30%. Un trattamento a queste dosi per un anno, abbinato ad una dieta con meno di 2000 Cal, produce un calo di peso superiore di 3-4 kg rispetto a quello placebo-indotto, a prezzo però di effetti collaterali non seri ma fastidiosi (feci untuose, flatulenza, piccole perdite da possibile incontinenza). Di recente l’EMEA ha autorizzato sorprendentemente la vendita dell’orlistat in cp da 60 mg come prodotto da banco, acquistabile cioè senza ricetta (nome commerciale “Alli”, confezioni da 42 o 84 cp). Pure con 1 cp di “Alli” ad ogni pasto per 4 mesi si registra un vantaggio del farmaco sul placebo, ma di soli 1,15 kg. Non va inoltre ignorato che, secondo una recente revisione FDA, la terapia con 120 mg a pasto di orlistat è penalizzata da un’aumentata incidenza di pancreatite, epatite e calcolosi biliare. Ora, se anche “Alli” contiene solo 60 mg/cp c’è la preoccupazione che il paziente, potendo acquistare il farmaco senza prescrizione medica, assuma sua sponte una dose superiore per avere effetti più rapidi, con rischio di effetti collaterali più rilevanti. In linea con la FDA, anche la rivista “Lancet” ha rimarcato come la facilitata accessibilità ad orlistat da parte dei cittadini possa non essere un vantaggio per loro in quanto alimenta il messaggio che per dimagrire non occorre modificare lo stile di vita, ma basta assumere delle pillole che, in quanto vendute senza a ricetta, “non dovrebbero far male”. Deduzioni di questo tipo fanno certamente inorridire il nutrizionista del nostro ospedale Lucio Lucchin che di obesità…se ne intende.
Titolo originale. Dimagranti da banco: vantaggi o rischi?