UNA SANITA’ DA RIFORMARE (26 giugno 2010)
Per quanto attiene alla salute i cittadini sono molto sensibili alle esigenze spicciole (non certo marginali), quali le attese eccessive in pronto soccorso, i ritardi per attuare un esame o sottoporsi a visita specialistica, la difficoltà di trovare nei reparti qualcuno cui chiedere un informazione, la inadeguatezza di molte sale d’attesa, la cortesia di medici e infermieri. Problemi che riguardano invece la riorganizzazione razionale di ospedali, reparti e servizi risultano meno immediati per il cittadino, benché in realtà lo riguardino molto da vicino. Ad affrontare razionalmente questi ultimi è stata creata nel luglio de 2007 una “Commissione provinciale per il riordino e lo sviluppo clinico” del Servizio Sanitario Provinciale. La Commissione ha il compito di “esprimere parere obbligatorio (ma non vincolante) su tutti i provvedimenti della Giunta Provinciale in tema di riordino e sviluppo clinici”. Sotto la presidenza del primario cardiologo W. Pitscheider, 26 sono i membri di questa commissione includente tre rappresentanti dell’Ordine dei Medici, rappresentanti sindacali, infermieri, funzionari dell’assessorato e dei comprensori sanitari, rappresentanti dei consumatori e dei diritti del malato. Giorni fa si sono conclusi i lavori di questa commissione (che rimarrà formalmente in carica fino al 2012) con un documento votato all’unanimità dopo alcune significative modifiche rispetto al piano originale proposto dal Direttore Sanitario dr. O Mayr. La parola ora passerà alla Giunta Provinciale che potrà (ma non dovrà) tenerne conto. In realtà, è prevedibile una sua approvazione, ma i problemi nasceranno subito dopo, quando si tratterà di tradurre in pratica i suggerimenti della Commissione che incontreranno sicuramente ostacoli sindacali, resistenze politiche locali, interferenze dei sindaci o di varie associazioni (contadini, albergatori ecc) divergenze sulle nomine, e via dicendo. In sintesi, la vera questione è che non tutti i sette ospedali della Provincia con “bacini di utenza” modesti possono rispondere a tutte le esigenze mediche, e che sarebbe pertanto necessario stabilire quali sono le prestazioni di base, ottenibili in ciascun ospedale, e quali le prestazioni di alta specializzazione che risultano affidabili solo se il numero dei pazienti che ne hanno bisogno ha una certa consistenza, “conditio sine qua non” questa perché la stessa professionalità dei medici possa maturare e risultare di alto livello. Qui cominciano però le difficoltà perché sarebbe discutibile che tutto si concentrasse nell’ospedale principale di Bolzano, come anacronistico e antieconomico sarebbe disperdere energie e denaro in periferia solo per accontentare esigenze della popolazione locale (fatta anche da …elettori), esigenze comprensibili umanamente, ma antieconomiche e in contrasto con una politica sanitaria moderna. Sembrerebbe improponibile, per fare un esempio plateale, l’attivazione a Silandro o a San Candido di un Reparto di Neurochirurgia e a tutti sembra infatti “normale” che un paziente abitante in quei centri, se affetto un meningioma, venga trasferito a Bolzano. Ma esistono molte situazioni intermedie meno immediate che solleveranno sicuramente resistenze e riserve. La stessa recente disputa sul doppione eventuale a Merano di un reparto di Ematologia è un esempio che ha un evidente significato di un avvisaglia. La periferia non deve vedere la sottrazione di qualche attività come uno scippo ingiustificato del Centro, ma non è neppure giusto che solo all’Ospedale di Bolzano si accorpino competenze in senso dipartimentale e in periferia no. Problema oggettivamente non semplice anche per uomini di buona volontà. Non ho ancora in mano il documento definitivo della Commissione per il riordino clinico, ma l’unanimità dei consensi fa ritenere che la Commissione abbia lavorato bene e che le conclusioni raggiunte siano ragionevoli oltre che razionali. Il mio romanticismo mitteleuropeo mi fa anche confidare nella buona volontà politica di realizzare al meglio i suggerimenti, ma un altrettanto insopprimibile esigenza di realismo mi fa prevedere pure grosse difficoltà per prosciugare il mare che sta tra il dire ed il fare. Ma intanto, grazie alla Commissione di Pitscheider, un inizio c’è. D’altronde Spes è l’ultima dea e vale sempre il vecchio adagio che “il meglio è nemico del bene.” Stiamo dunque a vedere .
Titolo originale. Salute dei cittadini tra il dire e il fare.