SOLIDARIETA’ E FRATELLANZA NON SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO NEI CONFRONTI DEI DISABILI (29 giugno 2010)

Solidarietà e fratellanza dovrebbero contrassegnare L’Homo Sapiens e garantire una realtà migliore, in particolare per quanto attiene ai cittadini meno fortunati come i disabili costretti in carrozzella (e non solo). Ciò sembrerebbe in effetti doveroso in un mondo che si definisce “civile”, tanto più che il rispetto dei disabili è un requisito etico universale senza colore politico e senza differenze razziali. E invece no. Chiamando “diversamente abili” le persone con handicap, molti ritengono di aver fatto già abbastanza. Non c’è invece giorno che la cronaca non registri fatti dominati da insensibilità, fastidio, insofferenza e prevaricazione nei confronti dei disabili. L’esempio più immediato è la occupazione del posto macchina loro riservato e ben segnalato. Nei ristoranti i disabili sono spesso mal accetti da chi già è a tavola e persino rifiutati dai proprietari, specie se si tratta di gruppi. In qualche hotel o garni, i disabili o i familiari sono invitati a cercare una soluzione altrove. Qualche anno fa, e ne abbiamo già scritto su queste colonne, il vescovo di Viterbo monsignor Chirinelli ha rifiutato di sposare in chiesa due giovani cattolici perché il giovane, paraplegico a causa di un incidente, era ritenuto incapace di avere una attività sessuale e una capacità procreativa “normali”. Questi eterogenei esempi di totale mancanza di sensibilità e solidarietà umana evidenziano come qualsiasi ideale, religioso o non, se non si esprime in atteggiamenti concreti, è malinconicamente ben poca cosa. Deve essere poi chiaro che non si tratta di generosità verso i disabili, ma di rispetto dei loro diritti, per almeno alcuni dei quali le soluzioni non sarebbero troppo difficili. Tre esempi tra tutti: gli scalini, i gabinetti nei locali pubblici e i predellini sugli autobus. Quanti “normali” riflettono sulle difficoltà di un disabile di fronte ad una scala (o ad un ascensore dove la carrozzella non entra) o nell’andare al cesso in un gabinetto tradizionale, specie se “alla turca”? Difficoltà gigantesche, anche quando il disabile può contare sull’aiuto di una persona che gli vuol bene o l’assiste. I predellini speciali sui mezzi pubblici sono un’altra nota dolens.  Lo testimonia la causa intestata in aprile 2010 al Comune di Roma per il fatto che il 99% (sic!) delle fermate di autobus risultano inaccessibili ai disabili in carrozzella pur essendo che il 70% dei mezzi è già dotato di sistemi facilitanti la salita/discesa. Il sindaco ha infatti dovuto promettere un suo preciso intervento. Rispettare i disabili non è pietà, è una “sine qua non” perché la comunità internazionale, che nel 1948 per bocca dell’OMS ha nobilmente definito la salute “Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”, possa  davvero definirsi  civile e coerente

Titolo originaleDisabili: (in)sensibilita’ e solidarieta’ non entusiasmanti.