I 60 GIORNI PER CAMBIARE  (6 luglio 2010)

Qualche giorno fa in merito alla riforma sanitaria e all’approvazione all’unanimità del documento prodotto dalla Commissione per il Riordino Clinico presieduta dal primario cardiologo W. Pietscheider, registravo questo evento con molta fiducia e qualche riserva non preconcetta. E’ vero che in diverse occasioni abbiamo espresso delle perplessità circa alcune decisioni politiche prese in ambito sanitario, non ultima quella dell’attivazione assolutamente “atipica” e scientificamente ingiustificata di un servizio di medicina complementare (ex-alternativa a Merano). Ma è vero anche che non sono mancati miei riconoscimenti positivi ad altre iniziative del nostro Assessorato, in primis l’attivazione della Biblioteca Medica Virtuale che deve considerarsi un fiore all’occhiello per quanto attiene alle facilities all’aggiornamento gratuito dei medici di buona volontà. Ritengo pure che la sanità altoatesina funzioni nel suo complesso  meglio di tante altre e che questo vada riconosciuto all’Assessorato competente. E positivamente va  pure giudicata questa fase in cui il riordino clinico, diversamente che in passato, trova collaboranti e non antagonisti varie categorie di personale sanitario (la commissione è costituita da medici, sindacalisti, infermieri, rappresentanti dei diritti del malato) e i gestori politici della sanità. Per questo motivo, data la ragionevolezza dei contenuti del documento della Commissione, incentrato com’è noto sui “Dipartimenti e su “Centri di riferimento”, prevedevo una sua rapida approvazione da parte della Giunta Provinciale, ipotizzando per altro che in fase di attuazione ci sarebbero state molte resistenze periferiche di vario genere (ospedali, sindaco, sindacati, albergatori, cittadini) con cui la riforma si dovrà confrontare, anzi scontrare. Ed invece mi sbagliavo, perché le difficoltà sono cominciate già prima: risulta infatti che ieri non c’è stata l’approvazione da me data invece per scontata. Correndo il rischio di sbagliare di nuovo,  è pensabile che ciò sia accaduto perché il presidente Durnwalder, da politico pragmatico e intelligente qual è, si è reso conto che bisognava anzitutto tranquillizzare i cittadini dicendo loro che l’ obiettivo della riorganizzazione non è solo il risparmio ma pure una sanità di maggiore qualità, “con la sicurezza di poter contare da un lato su un servizio medico di base capillare sul territorio, e dall’altro su alcuni centri di competenza altamente specializzati”. Evidentemente il documento presentato non deve essergli sembrato convincente a sufficienza. Ma il tempo corre veloce e queste precisazioni per lui necessarie, dei progetti ben definiti “con nome e cognome”, si dovranno presentare successivamente per la discussione in giunta – sembra di capire- entro 60 giorni. Insomma, le cose si complicano già ab initio e del resto Theiner in un virgolettato di lunedì afferma ben consapevole che “La riforma sarà un lungo processo, non un cambiamento repentino”. Io mi auguro che la riforma comunque non si arresti e che l’Assessore insista nel proposito  di continuare “con il metodo di successo sperimentato con il gruppo clinico: il dialogo con gli operatori della sanità”. Sarebbe davvero triste se “Dipartimenti” e “Riorganizzazione” restassero solo parole vuote di fronte a resistenze appena cominciate. Riorganizzare significa affidarsi alla razionalità, ma inevitabilmente anche scontentare molte persone. Ma di cose facili io non ne ho incontrate nessuna. Buon lavoro.

Titolo originale.  Assessorato e riforma sanitaria