LA SPERIMENTAZIONE SCIENTIFICA PER LA LOTTA AL TUMORE AL SENO TRA SPERANZE E LE REALI ASPETTATIVE (13 luglio 2010)
Ci sono quasi 40.000 casi/anno di cancro del seno solo in Italia. Nonostante i progressi in diagnosi e terapia, sui quali giorni fa ha rilasciato un esauriente intervista al nostro giornale F. Martin, Primario chirurgo di Bolzano, la possibilità di una prevenzione di questo tumore con un vaccino specifico sarebbe naturalmente auspicabile. Tuttavia, diversamente che per il tumore dell’utero che è provocato dal papilloma virus, non è noto un virus responsabile del cancro del seno contro il quale realizzare un vaccino. Uno spiraglio è offerto da alcuni immuno-oncologi di Cleveland i quali hanno riportato su “Nature Medicine” (maggio 2010) che solo le cellule neoplastiche della ghiandola mammaria, diversamente da quelle sane (che non siano in fase di lattazione), producono una proteina specifica, la “latto-albumina”. Combinando con questa una sostanza capace di stimolare il sistema immunitario (l’”adiuvante”), i ricercatori hanno realizzato un vaccino e lo hanno saggiato in topi predisposti al cancro del seno (in tali animali il tumore è letale in meno di un anno). I topi riceventi un’unica dose di vaccino sono stati confrontati con topi analoghi vaccinati con un placebo. Risultati entusiasmanti: nessuno dei topi vaccinati si è ammalato di cancro che invece si è sviluppato in tutti i topi non vaccinati. Di fronte a dati così interessanti sono comunque inevitabili una riflessione di carattere metodologico ed una di carattere biologico. La prima, che il numero dei topi studiati è troppo basso, sei per ciascun gruppo, ciò che riduce di molto la validità statistica del confronto. La seconda, che uomini e topi non sono ovviamente la stessa cosa. Bisognerà intanto verificare i dati su un numero più consistente di animali, auspicando inoltre che i risultati siano confermati pure da altri. L’esperienza insegna infatti che la speranza degli sperimentatori, anche in perfetta buona fede, può influenzare l’interpretazione dell’esperimento (fenomeno noto in psicologia umana come “Effetto Rosenthal”). Una volta riconfermati i risultati, si tratterà poi di passare alla donna, previa verifica dell’innocuità del vaccino che andrà ad aggredire le cellule tumorali produttrici di lattoalbumina. Il vaccino – a detta dei ricercatori di Cleveland- “consentirà una protezione sicura ed efficace contro lo sviluppo del cancro del seno specie per donne in post-gravidanza e in pre-menopausa, quando il rischio di sviluppare il cancro mammario è maggiore”. In effetti, la possibilità di bloccare le cellule neoplastiche sin da quando cominciano a produrre latto-albumina costituirebbe davvero un grandissimo progresso. Innamorati dell’altra metà del cielo, quali siamo, auguriamoci che i dati sperimentali preliminari siano confermati in clinica.
Titolo originale.Vaccino per il cancro del seno: ma gli uomini non sono topi.