IL CANCRO DELLA PROSTATA E LO SCREENING DI MASSA TRAMITE L’ESAME DEL PSA:
UN DUBBIO (20 lulglio 010)
Circa il cancro prostatico (CP), sul sito Dipartimento per le Pari Opportunità (24/5/2010) si auspica che i soggetti di sesso maschile partecipino ad uno screening di massa per la prevenzione di questo tumore come fanno le donne per il cancro della mammella e dell’utero. Tuttavia, come rileva opportunamente il Direttore della rivista “Dialogo sui Farmaci” Massimo Valsecchi, “gli screening di mammella, collo uterino e colon-retto sono dotati di prove di efficacia, mentre così non è per il PSA”. Nell’invito ministeriale non si nomina il PSA, ma evidentemente ad esso ci si riferisce in quanto è l’unico test al momento disponibile. Il valore della prevenzione è ovviamente fuori discussione, ma è fondata la preoccupazione che un tale screening produca un inaccettabile eccesso di diagnosi e di trattamento (e di spesa sanitaria evitabile). Nel 2009 il New England Journal of Medicine ha pubblicato due studi multicentrici centrati sulla utilità dello screening di massa in soggetti tra 54 e 75 anni. Quello americano (76.693 pazienti seguiti per 7-10 anni) conclude per ora “che la mortalità per CP è molto bassa in assoluto e che non ci sono differenze tra i due gruppi di soggetti” (metà controllati periodicamente per il PSA e metà no). Il secondo studio europeo (162.243 pazienti di età e tempo di osservazione comparabili) indica invece che il tasso di mortalità per CP nel gruppo sottoposto a screening con PSA è minore del 20% rispetto a quello dei soggetti non screenati, ma a prezzo di un alto rischio di “overdiagnosis e overtreatment”, cioè di troppe diagnosi e troppi trattamenti non necessari. Di fronte a dati complessivi al momento non dirimenti, la rivista Lancet afferma che “dato l’eccesso così cospicuo di diagnosi e trattamenti uno screening di popolazione non può essere raccomandato.” Tale conclusione è ulteriormente supportata da quanto dice a marzo 2010 lo scopritore del PSA R.J. Ablin in un’intervista al New York Times. Nell’articolo dal titolo esplicito “The great prostate mistake” (Il grande errore della prostata) Albin afferma: ”Il mio PSA? Un disastro per la salute pubblica e per di più costosissimo”. Per questi motivi, il forte sollecito ministeriale ad uno screening di massa dai vantaggi così ancora sub judice appare criticabile in quanto troppo frettoloso e non privo di potenziali conseguenze sociosanitarie negative. Questo non inficia ovviamente l’utilità del PSA in pazienti singoli o in sottogruppi a rischio selezionati, nei quali l’approfondimento con il test può risultare non solo necessario ma anche salvavita. Dello stesso avviso sono pure l’ex-Primario urologo del nostro ospedale F. Pisetta ed il Primario attuale prof. A. Picha, anch’essi personalmente contrari ad uno screening di massa.
Titolo originale. PSA e cancro prostatico: politici frettolosi?