LA TAC: STRUMENTO UTILISSIMO PER LA DIAGNOSTICA RADIOLOGICA MA OCCHIO ALLE RADIAZIONI (28/7/2010)
La TAC risulta sempre più preziosa nel migliorare significativamente la diagnostica radiologica. Tuttavia, l’esposizione ai raggi che tale esame comporta e il conseguente pur modesto rischio tumorale, non vanno sottostimati. Due lucidissimi articoli su NEJM del 2010 mettono a fuoco il problema sottolineando pregiudizialmente che le radiazioni TAC-correlate “sono 100-500 volte maggiori di quelle di una radiografia convenzionale.” Un rischio tumorale, per minimo che sia, sembra inaccettabile agli articolisti (e non solo a loro), quando si possono usare dosi radianti del 50% più basse senza perdita di informazioni clinicamente utili. L’effettuazione di TAC non necessarie (e questo non per colpa dei radiologi!) sollevato dal NEJM è un problema vecchio, oggi ancor più rilevante perché è pressante l’esigenza di. risparmiare su esami che costano moltissimo, specie quando non trovano indicazione o quando la definizione diagnostica la si può ottenere con esami meno costosi e soprattutto privi di rischio radiologico. Nel febbraio 2010 la FDA ha lanciato una iniziativa in USA per realizzare i seguenti obiettivi: 1) ridurre le radiazioni non necessarie negli esami appropriati; 2) imporre (anche ai costruttori degli apparecchi) di esplicitare i pericoli dell’iperdosaggio; 3) esigere la registrazione standardizzata della dose erogata in rapporto alla patologia; 4) sensibilizzare di più medici e tecnici circa l’importanza di minimizzare le dosi. I problemi sono tutt’altro che teorici dato che negli USA si eseguono ogni anno 75 milioni di scansioni con un incremento annuale del 10%. Pericolo e costi sono in aumento pure per il fatto che non pochi medici in USA si forniscono di TAC per i loro studi privati e tendono ad attuare più esami di quanto sarebbe necessario, per proprio vantaggio più che per l’interesse del paziente. A favorire ulteriormente il fenomeno negli States sono anche i “defensive referrals”, cioè le richieste di esami solo per evitare accuse di leggerezza e relative azioni legali da parte dei pazienti. Le cose in Europa sono fortunatamente meglio regolamentate, anche se le richieste inappropriate sono in crescita pure nel Vecchio Continente. Giampiero Bonatti, Primario radiologo del nostro Ospedale, da noi consultato a hoc, ci conferma che In Europa e in Italia il problema è stato regolamentato meglio sin dall’inizio e, a norma di legge, viene già richiesto al radiologo di impiegare la minor dose radiante possibile. In Provincia, inoltre, da sempre si è posta attenzione nell’acquisire tempestivamente le apparecchiature più sicure per quanto attiene al rischio espositivo. In autunno – aggiunge ancora il radiologo – arriverà la nuova TAC che, ad esempio nel caso di un esame del torace o delle arterie coronarie, consentirà di ridurre ulteriormente la dose radiante da 5 a 10 volte. La direzione sembra quella giusta.
Titolo orignale. Tomografia assiale computerizzata (tac): progressi, costi e qualche rischio