DIVIETODI FUMO DA ESTENDERE ANCHE DENTRO I CONDOMINI. CONFRONTO SU SALUTE E PRIVATO (17 agosto 010)
L’idea di estendere il “no smoking” dei locali pubblici anche agli appartamenti di un condominio comincia a farsi strada negli USA, sollevando intuitive reazioni dei fumatori, dei produttori di sigarette, ed anche di non fumatori preoccupati che lo stato non si intrometta troppo nella vita privata dei cittadini. Su tale questione sono intervenuti di recente vari dipartimenti della Scuola Medica di Harvard. Che il fumo faccia male lo sanno tutti, ma ancora poco presente per gli esperti è la dimensione del rischio. Meglio ribadire allora che nel fumo di sigaretta si sono identificati ben 250 gas tossici, 11 dei quali cancerogeni per l’uomo. Non c’è una soglia sotto la quale il rischio scompare e anche brevi esposizioni al fumo possono, com’è noto, risultare dannose oltre che ai fumatori pure ai non-fumatori eventualmente presenti (fumo passivo), specie se bambini e anziani, e peggio se già affetti da affezioni cardiopolmonari. Gli esperti di Harvard ritengono provato che una persona che fuma nel proprio appartamento, mette in qualche misura a rischio anche gli altri residenti del condominio, perché il fumo ”circola nei condotti dell’aria, nelle fessure dei muri e dei pavimenti, attraverso il pozzo dell’ascensore, l’impianto idraulico e persino lungo le linee elettriche.” Inoltre, alti livelli di tossici del tabacco risultano persistere a lungo negli ambienti dopo che si è smesso di fumare (“fumo di terza mano”). Sconcerta in verità il fatto che nelle famiglie di fumatori la concentrazione urinaria di cancerogeni fumo-specifici nei bambini sia più alta ancora che in non-fumatori adulti. Ciò forse dipende da una peculiare sensibilità dei bambini ai derivati nicotinici o da un più frequente loro contatto con tappeti, coperte, biancheria o moquette impregnati di fumo. Altro dato da non sottovalutare è che in famiglie di fumatori il rischio che i figli comincino a fumare in giovane età è molto alto. Al contrario, è dimostrato che nelle case in cui vigono regole condominiali anti-fumo i livelli dei cancerogeni ed il rischio di fumo passivo sono concretamente diminuiti. Queste sono le ragioni per cui la proibizione del fumo pure in appartamenti di un condominio è presa in considerazione negli USA, e già attuata in singoli Stati. Le resistenze naturalmente non mancano, anche a causa della carente legislazione. Il bando del fumo, per essere efficace, dovrebbe in ogni modo essere totale, in quanto misure parziali come l’uso di aspiratori e di filtri dell’aria non sono sufficienti. Il problema è molto intricato e già si riportano cause contro il padrone di casa che non ha imposto il “no smoking” nel condominio, con richieste di risarcimento per malattie fumo-correlate. La questione arriverà prima o dopo anche nella vecchia Europa.
Titolo originale. Fumo di sigaretta e rischio dei condomini: sfida futura?