L’IPNOSITERAPIA NON E’ UNA TERAPIA “ALTERNATIVA” (31/08/ 2010)

Impropriamente collocata tra le terapie alternative è l’ipnositerapia (da non confondere con la terapia del sonno) che fa invece parte a buon diritto della medicina scientifica. La nascita è attribuita all’austriaco Franz Anton Messmer, fondatore della teoria del “magnetismo animale”, per la quale ogni organismo vivente emanerebbe una energia magnetica sfruttabile a fini terapeutici (mai registrata). Mentre il mesmerismo si colloca oggi tra le pratiche esoteriche prive di credito, l’ipnosi acquista connotati sempre più scientifici. Quale che sia la natura del fenomeno ipnotico, l’ipnotizzatore è in grado di risvegliare nel paziente immagini ed eventi trascorsi (anche se rimossi dalla memoria), di sollecitare in lui azioni/modifiche comportamentali o di influenzarne la percezione del dolore e di altri disturbi. Che quello ipnotico non sia un fenomeno semplicemente autosuggestivo lo dimostra l’esistenza di varie correlazioni biochimiche tra mente e corpo, svelate pure dalle tecniche di “imaging”, quali la risonanza magnetica funzionale (RMF) e la tomografia a emissione di elettroni (PET). Si è così visto che sotto ipnosi si attivano aree cerebrali (diverse a seconda del tipo di sollecitazione ipnotica), accompagnate al rilascio di mediatori vari, neurotrasmettitori e analgesici morfinosimili. Istruttiva una recente ricerca la quale rivela tramite RMF come in un soggetto in trance convinto dall’ipnotizzatore di avere una mano paralizzata, quando poi gli si ordina di muoverla, si “accende” l’area cerebrale preposta al movimento della mano,  ma l’ordine “non arriva a destinazione” e la mano non si muove. Gli indubbi effetti psicosomatici della ipnositerapia sono sfruttabili (troppo poco?) nella  terapia di varie patologie, in primis psiconevrosi, panico, insonnia, cefalea, enuresi, disturbi sessuali, dolore cronico anche neoplastico. In  gastroenterologia, la patologia più rispondente risulta essere il colon irritabile e la dispepsia funzionale, benché la realizzabilità risulti problematica e numero delle sedute e durata dei benefici rimangano ancora poco definiti. Senza fondamento è invece la questione se in condizione di ipnosi profonda il soggetto possa essere indotto a compiere atti scellerati. Per gli esperti l’ipnotizzatore non può influenzare il paziente al punto da fargli commettere un omicidio, una rapina o uno stupro, a meno che questi nel suo intimo non ritenga desiderabile l’illecito che gli viene imposto. La scientificità dell’ipnosi come strumento terapeutico è insomma fuori discussione, purché praticata da medici (non necessariamente psichiatri) preparati ad hoc e non da istrioni così valorizzati in spettacoli televisivi e non da coloro che dicono (basta pagare!) di poter far “regredire” l’ipnotizzato a ineffabili vite precedenti.