TEST DI AMMISSIONE PER ASPIRANTI MEDICI: MA QUANTO SERVONO? (4 settembre 2010)
I test a scelta multipla impongono agli esaminandi di segnare con una crocetta la risposta corretta, tra le 4 o 5 elencate, ad una precisa domanda. L’idea di selezionare al meglio i futuri dottori è naturalmente condivisibile ma questa valutazione mediante test a scelta multipla e la pertinenza delle domande alimentano non pochi dubbi. A favore di questi test ci sono la maggiore brevità rispetto ad un esame tradizionale orale, la non soggettività del giudizio (basta conteggiare le risposte giuste) e la prevenzione…delle raccomandazioni, precauzione non da poco in un Paese dove nepotismo e “segnalazioni” sono largamente vincenti sulla meritocrazia. Uno degli aspetti negativi, tuttavia, è che le domande, se formulate in modo impreciso, possono venire fraintese e comportare una risposta errata del candidato non causata dalla sua impreparazione ma dall’aleatoria formulazione della domanda. C’è poi il fondato dubbio che molti quesiti siano inadatti a selezionare le doti necessarie ad un buon medico. E infatti, non sono mancate le riserve di molti docenti universitari pure a proposito dei test di ammissione 2010 per i 90 mila aspiranti alla professione medica (80 i test: 50 di cultura generale, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica/matematica) che ieri hanno sostenuto la prova. Per capire le perplessità di chi non è convinto da questa modalità di selezione, soffermiamoci per semplicità su due test, uno dell’anno scorso e uno di quest’anno. Test 2009: ”La locuzione ”gomitolo di strade” costituisce una…”. Risposte possibili: 1.metafora; 2.metonimia; 3.similitudine; 4.sineddoche; 5. perifrasi. Domanda 2010: ”Indicare la serie che dispone i seguenti Paesi nell’ordine decrescente delle rispettive superfici”. Risposte possibili: 1.Spagna, Svezia, Finlandia, Italia; 2.Spagna, Italia, Finlandia, Svezia; 3.Italia, Spagna, Svezia, Finlandia; 4.Finlandia, Svezia, Italia Spagna; 5.Svezia, Finlandia, Spagna, Italia. Che dire? Più un medico è colto e dotato di logica meglio è naturalmente, ma come non chiedersi perché mai manchino dei test che esplorino pure i veri motivi che spingono il candidato a diventare dottore e, ancor più, che verifichino se egli ha davvero attitudine a diventar un medico che, oltre a “curare”, sappia anche “prendersi cura” del malato nella sua complessità psicosomatica. Sembrerebbe doveroso selezionare dei giovani che siano preparati non solo in figure retoriche e in geografia, ma che risultino “anche” idonei a confrontarsi con la sofferenza altrui. I test si possono migliorare naturalmente e forse così si farà negli anni futuri ma, a parere di chi scrive, il sistema migliore per selezionare i futuri medici, è quello adottato in Francia, dove la scelta di coloro “che sono portati per fare il medico” non la si fa prima, in base a test di valutazione culturale generica, ma dopo il primo anno universitario, durante il quale lo studente ha avuto modo di mostrare in concreto la propria inclinazione e il proprio interesse per questa professione così speciale e delicata. Naturalmente, molto sarebbe da dire pure sulla discrepanza tra boom di iscritti alla prova di selezione (90 mila!) e i poco meno di 9 mila posti a disposizione nelle Università italiane. Qualcuno continua inoltre a domandarsi se non sia il caso di programmare il numero di medici necessari tenendo conto “anche“ delle effettive esigenze sanitarie della popolazione, ciò che limiterebbe il progressivo aumento del numero di laureati in cerca di lavoro.